Intervista a Paolo Petralia (SOA Records + Colonna Infame)


1) Salve! Allora, come è andato questo Venezia Hardcore? Dai video sembra davvero uno sfacelo, con tanto di cover dei Bloody Riot, pubblico molto molesto e infogato. Vi ha fatto strano essere scelti come “headliner” della serata in mezzo a gruppi che non mi sono sembrati molti simili a voi come suono? Ci saranno altre situazioni del genere? (Scendete una volta in Sardegna dannazione, una!) 
Mah, per noi è un contesto un minimo diverso ma veniamo chi più o chi meno dall’ambiente hardcore, o perlomeno lo abbiamo bazzicato tanto perciò non è che ci cambia troppo. Sicuramente cambiava il grado di distruzione umana; il fine serata a Venezia era sicuramente meno marcato di uno dei nostri soliti concerti oi. Ed a pensarci bene mancava anche una rissa… Malgrado queste gravi lacune per l’oi!, l’evento è andato sinceramente oltre ogni più rosea aspettativa. Rivedi conoscenti stretti che conosci da secoli, ormai divisi dagli incastri della vita, suoni, ti diverti, vedi anche un po’ di gruppi interessanti che già seguivi, rinsaldi i rapporti umani nel gruppo, i taralli dell’autogrill che ti mancavano tanto… poi se mi levi dalla cucina un paio di giorni l’anno per fare tutto ciò, taralli compresi, il valore raddoppia. Quanto all’evento, indipendentemente da me o dai Colonna, raramente ho visto qualcosa di così ben organizzato, in maniera militaresca e precisa, in un contesto centro sociale e da ragazzi giovini e di belle speranza. Davvero complimenti.
Scenderemo nelle strade, ma anche in Sardegna prima o dopo. Il problema è incastrare il tutto in un quadro di quattro vite un po’ incasinate. Peppe il nostro bassista è pure dell’Oristanese, lo si capisce dalla sua somiglianza con un fenicottero rosa dello stagno di Cabras. Direi che prima o dopo è d’obbligo sbarcare con mezzi anfibi sulla costa e prenderci un nuraghe con la potenza dei nostri riffs.


2) Sei stato il frontman anche dei Comrades, in varie interviste/testimonianze ho sentito parlare di maschere in volto e volantini deliranti. Esattamente, che contenuti avevano quest’ultimi? Ma, soprattutto, come è nato questo gruppo così diverso dal precedente e con questa vena (forse) ancora più polemica e tagliente dei Colonna? 
I Comrades nascono prima dei Colonna, tre anni prima almeno e durano una decina di anni con me (salvo un paio di semi scioglimento) e dopo di me ne durano altri 5. Sono stati un gruppo particolarmente prolifico anche perché componevano pezzi un po’ tutti, mentre nei Colonna, solo Damiano ci ragiona su. A differenza dei Colonna, hanno suonato anche in Europa in lungo ed in largo, in condizioni anche particolarmente abbestia, senza riuscire a lavarsi per due settimane consecutive. Mah, musicalmente ho sempre sentito tante cose diverse. Se mi chiedono che musica ascolti solitamente rispondo punk più per propensione all’etica che pensando alla musica. Ma a gusti ho sempre spaziato tra metal, punk, hardcore, grind . I Comrades si proponevano di portare avanti un ibrido hardcore grind, con tematiche spesso demenziali, ciniche, amare. Che fino a che c’ero in prima persona, ho sempre messo io nero su bianco. Al contrario i Colonna, che debbono comunque rispettare una certa metrica geometrica, si sono avvalsi più della penna di Damiano o dei suoi predecessori che della mia, presente comunque in minima parte. I testi dei Comrades, quando c’erano, avevano comunque libero sfogo a cosa mi andava di dire. Con i Colonna, io soprattutto, siamo sempre sul chi va là, perché c’è sempre il pericolo di fare l’anthem da stadio e comunque hai un minimo di avvoltoio sulle spalle. Un po’ per questo abbiamo sempre evitato chessò, topo del genere come birra, figa, divertimento, stadio, botte. Ma non per fare i pelati da salotto borghese, intendiamoci.


3) Parlando di SOA Records, ci dici qual è la top 5 delle uscite con un minimo di storia per ciascuna di esse? 
Mica lo so. Inizio anche a perdere l’aderenza con il passato discografico a furia di tagliar melanzane. Però così a pelle e senza rimuginarci troppo, direi Between The Clouds la compilation 7”, semplicemente perché è il numero uno del catalogo e sancisce anche l’amicizia storica con un gruppo di amici di Padova, all’epoca della Green Records, produttori assieme a me della compilation. Il 12” dei Growing Concern di Roma perché rappresenta l’inizio di un periodo di azione giovanile ribelle culturale e scapestrata non da poco. Il Masters of Noise, compilation di gruppi grind e noise all’avanguardia per quel momento in Italia. Il cd degli Ulcer e quello degli Abstain, magari tra le cose meno passate alla storia della SOA,  ma rappresentavano molto lo stile calci in bocca dell’etichetta. Metterei anche la discografia dei Rough di Torino su Oi! Strike, etichetta parallela alla SOA, gruppo a cui sono sentimentalmente legato.


4) Quali sono i concerti a cui sono legati i tuoi ricordi più belli? 
Mah,paradossalmente gli ultimi a cui sono andato, spesso metal sono i più nitidi che ho, anche perché ormai sono rari causa lavoro e orari di lavoro che non coincidono con i concerti. Poi cacchio, ho visto il primo concerto nel 1989 punk, dovrei pensarci su una notte sana. Per restringere il campo al nostro ambiente, mah, direi la reunion dei Nabat del ’94 fu una cosa eclatante per l’epoca. I primi concerti che riuscimmo ad organizzare all’epoca a Roma da soli e senza debiti postumi sono ancora dei bei ricordi, tipo i Sick of It All, gli Shelter, ed una micro ondata di gruppi stranieri e non passati nel periodo di attività del nostro giro a cavallo tra il 92-96. I festival organizzati a Padova a metà anni ’90. Sappiate che non ho mai rimorchiato ai concerti, così per la cronaca.

5) Sembra che ci sia una rinascita dei gruppi OI! sia in italia che nel resto del mondo. Che ne pensi? C’è qualche gruppo recente che cattura la tua attenzione? 
A me sembra che da tanto non c’è un vero e proprio down del genere. Io pensavo che fosse tutto morto e sepolto a parte il giro rac, nei primi anni ’90 fino a quando non uscì oi! against Silvio del buon Baletrino e la mi si aprì un mondo che a Roma non esisteva proprio. Probabilmente in quel periodo proprio pensammo fosse il momento di fare un gruppo oi! e paradossalmente al momento di fare un primo concerto eravamo in tre gruppi a suonare il genere. Da allora c’è sempre stato comunque fermento pure a Roma, tra alti e bassi. Non si è mai fermato. Magari c’è un periodo in cui suoni di fronte a 30 persone ed un altro a 300. Ovviamente della situazione di Gela o Licata non posso parlare ma se penso alle solite geometrie geografiche roma-firenze-bologna-milano-genova-torino secondo me non si è mai fermato nulla. Magari mi manca all’appello un gruppo che spicca ma è probabile anche che sia io meno attento rispetto a 15 anni fa che avevo più tempo da dedicare alla causa. Ho varcato da un po’ una strana soglia che mi impedisce di provare sbalzi di euforia ad ogni latitudine perciò non ho granché gridato a miracoli musicali degli ultimi tempi. Ho apprezzato molto i Bomber80. E sebbene non amo un genere eccessivamente tendente al folk romano, mi son piaciuti molto i Dalton. Ho salutato con entusiasmo anni 80 il ritorno di Fun & Basta. Mi inginocchio di fronte alla potenza degli inferi di fronte ai Plakkaggio che proprio oi! non sono ma sono delle schegge musicali impazzite anche più di me.


6) Ti ho visto in un video live dei Colonna con una maglia dei GISM e nella tua SOA ho trovato un LP dei NIGHTMARE, entrambi gruppi nipponici fuori di melone. Sei appassionato a questo tipo di HC? Trovi anche tu che abbia un’intensità particolare? Cosa ne pensi della recente reunion dei GISM? 
Non ho mai guardato ai confini canonici e geografici della musica, infatti anche con SOA ho fatto uscire dischi di gruppo finlandesi, tedeschi, giapponesi, turchi, americani, senza problemi. I giapponesi hanno la peculiarità di essere estremi, isterici, veloci, discordanti, con gli spikes da guinnes mondiale e vivere tutto ciò tornando a fare il loro lavoro in maniera nipponica dal lunedi al sabato. Ho sempre ascoltato i gruppi della mia era e sono particolarmente fan di SOB, GISM, Lipcream, Outo, Execute, Sic, Gauze, Rose Rose ma anche di gruppi improbabili oi! come Eastern Youth o Cannons. Sono sì folkloristici ma spesso e volentieri musicalmente sono una bomba. Ho visto su youtube qualche pezzo dei GISM del concerto in Olanda e non so. Nel senso che avrebbe avuto senso un palco meno distante dall’audience, più botte, più aste del microfono sulla testa. Però magari i tempi cambiano e noi invecchiamo. La mia chiave di lettura è che spesso le reunion vengono percepite come “facciamo i soldi”. Più spesso io le ho avvertite come un “faccio una vita di merda ma ho avuto un barlume di fama negli anni ’80 perciò potrei farmi un paio di fine settimana da leone prima di rimettermi le defonseca ai piedi davanti a criminal minds”. Però penso pure che i GISM non sono mai stati in Europa prima, sono stati chiamati da Lee Dorrian e perché no… semplicemente era una bella opportunità di uscire di casa.


7) Ti andrebbe di citarci quali sono i tuoi 5 dischi di HC romano preferiti? 
Tutte ste classifiche mi mettono in crisi sincera. Sicuramente High Circle 7” perché è stato il primo che comprai all’epoca. Un paio di loro mi hanno anche istradato verso le pieghe dell’hardcore americano ed in qualche maniere devo loro molto, a livello di imprinting musicale. I Growing Concern con il 12” soa, nuovamente, all’epoca spaccava. L’lp dei Bloody Riot per il nichilismo anni ’80. Chiunque della mia generazione ci è passato. A pari merito i 7” degli Stigma di Vargiu dei Bloody e quello degli Shotgun Solution, sottovalutati entrambi ma deliziosamente furiosi. La cassetta degli FCA, per metà di Latina, ma passati alla storia come romani, anche questi complici del mio imprinting con la materia. Una delle ristampe che alla fine SOA non è mai più riuscita a portare avanti. Sembra tutto congelato ai tempi del cucù penserete. Ma in realtà ho continuato a prendermi e tenere dischi anche negli ultimi 25 anni. È solo che magari sono più attaccato a quello che ho sentito in gioventù che quello che è venuto dopo. Dei moderni tra virgolette per esempio mi piacciono parecchio i Lexicon Devil o gli Anti You.


8) Coi Comrades splittaste con gli amati/odiati Cripple Bastards, un gruppo che porta con sé innumerevoli polemiche ovunque vada. Quello stesso split non è molto leggero: è sì un tributo a Wretched e Indigesti ma anche una sorta di vaffanculo a tutti quelli che vedono gli anni ‘80 come un culto (almeno così l’ho interpretato io) tanto che anche il messaggio dentro il disco è di odio totale verso la scena. Condividevate questa visione delle cose con loro? Al tempo come percepivate CB? C’era già l’aura di polemica che li contraddistingue ora? 
Si beh, il Baldi è sempre stato un cagacazzi di prima probabilmente da quando è nato, non finge e va in qualche maniera anche apprezzato per questa sua capatosta. Anche se ultimamente magari è più mimetico. No, in realtà non era indirizzato al periodo o contrario al periodo degli anni della belle epoque che furono. Piuttosto a dare una scossa alla gente della nostra generazione a pensare in maniera nuova rispetto all’ambiente del nostro giro, a cambiare le tematiche,a  vedere le cose in modo diverso. D’altra parte il Virus in quel momento era stato chiuso da almeno 14 anni, forse era l’ora. Con il Baldi ho avuto periodi intensi di amore ed odio e relazioni discografiche fino a che per uno scazzo con il suo socio dell’epoca ho troncato i ponti anche con lui. Ma senza polemica eh, sticazzi.

9) Anche voi eravate un gruppo abbastanza tagliente, avete mai avuto polemiche relative a dichiarazioni che avete fatto o cose simili? 
Mah, suonavamo in contesti a noi cari solitamente e bene o male tutti ci conoscevamo come persone piuttosto oneste per quello che eravamo/siamo. Magari ci hanno chiesto spiegazioni all’epoca inizio dei Colonna sulle tematiche antidroga, ma in realtà nessuno ha mai contestato troppo. Solitamente i cori migliori sottopalco sono poi sempre stati da parte dei pesi massimi di droghe e Tavernello. Secondo me c’è stato anche qualche coro di nazi e temo fosse intonato al punto giusto pure quello. Ma siamo un paese libero dice qualcuno …


10) È cosa nota che sei un cuoco vegano e che hai il tuo ristorante (il SO WHAT). Questa recente infatuazione mainstream per lo stile di vita vegano porta davvero beneficio a chi come te ci si è costruito un lavoro? Ci dici come dovrebbe essere per te un pasto vegano con tutti i crismi e cosa invece proprio non sopporti? 
Mille punti per il termine cuoco, perché nel 2016 non si sa perché sono tutti chef, mentre io sono nato a Roma e ci tengo parecchio alla carica di cuoco anche se poi in qualche maniera nel lavoro che faccio io sono anche imprenditore, media, curatore della mia immagine, quello che fa la spesa e quello che butta la differenziata. Boh, sicuramente ci aiuta a campare un po’ più a lungo questo parlare di vegan in tutte le salse. Noi al ristorante non è che percepiamo granchè questa ondata in termini positivi. Fondamentalmente ci rompono più le scatole. Raramente ti trovi a raffrontarti con gente che è interessata alla questione vegan per le ragioni per cui lo siamo noi, ossia etiche. Solitamente ti trovi più clienti attirati da chiavi di lettura salutistiche della faccenda e noi con nostro background punk sinceramente non ce ne frega troppo. Fosse per me camperei di pasta, fritti e dolci. I miei pasti da uno che lavora nella ristorazione solitamente sono incasinati e poco ragionati in termini di nutrizione. A pranzo che sto già in moto per il lavoro serale solitamente ci si sbriga e si arraffa qualcosa al volo dal frigo del ristorante. Anche in piedi... A cena che si sta quei 5 minuti seduti in più si predilige un carboidrato spesso in termini di pasta, che sicuramente è quelle che mi piace di più in assoluto. Il ristorante sta li per andare incontro ad un pasto divertente. Non è stato concepito in termini didattici o salutistici. Perciò raramente troverai insalate, crudismo, piatti che assicurano il bene interiore e superiore. Questa concezione di vegan non è la nostra, noi siamo stati sempre l’anima punk dell’ambiente, prendere o lasciare.


11) Come è nata la tua passione per la cucina? Qual è il piatto che più ami cucinare? 
È nata per la bizzarria della nostra dieta. Nel senso che essendo vegan da più di 20 anni mi hanno sempre fatto tante domande e soprattutto battute. Ma essendo anche punk, straight edge, un po’ zecca, laziale, ex obeso, tatuato, mezzo ebreo, con gli amici strani, fondamentalmente delle battute me ne sono sempre sbattuto. Sono abituato a sentirmele fare per questo background multitasking e facilmente attaccabile. Semplicemente sticazzi. Ad un certo punto con l’avvento della fotografia digitale a basso costo, ormai più di 10 anni fa, abbiamo iniziato io e mia moglie a mettere assieme ricette documentate su un sito, Veganriot, ancora attivo ed in rispolvero. Contemporaneamente a fare eventi a carattere mangereccio giusto per il gusto di farli,senza grande didattica. Ad un certo punto mi è stato chiesto di lavorare presso un ristorante e comunque anche se discontinuamente sono 10 anni che sto nel settore. Sinceramente sono per il carboidrato a tutte le latitudini. Soprattutto pasta. Sono attirato anche dal lievitato ma non ci ho troppo studiato. Per golosità mi piacciono estremamente i dolci ma se posso evitare di dedicarmici io, evito.

12) Spazio libero, scrivi qui ciò che vuoi e grazie per l’intervista. 
Questa è la parte più complicata. Lanciare messaggi alla nazione cercando alti contenuti e registri superiori. Invece mi limiterò a ringraziarvi per l’interesse.

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Vogliamo comunicarvi, collateralmente all'intervista, che da Nutty Print, nota serigrafia romana, trovate le magliette dei Colonna Infame. Qui trovate invece il sito di SOA Records: LINK


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