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DIASILLA - †

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 Dietro il moniker Diasilla c'è una chiara dichiarazione d'intenti: resuscitare il suono del Visual Kei di fine anni '90 e inizio anni 2000. Quella corrente giapponese che si impose sulla scena nipponica grazie a un impatto visivo di shock estremo e a influenze variegate, spesso apparentemente in contrasto tra loro. Band come X Japan, Luna Sea,Dir en Grey,The Gazzete, Kuroyume e molte altre ne hanno definito l'identità.

† (che si legge "Obelisco") è la criptica presentazione composta da due brani dal sapore ucronico, cantati in italiano e sospesi tra un'insalata di parole e un pamphlet di rivolta. Il tutto marcato una forte influenza goth punk che si innesta sulle inequivocabili chitarre angoscianti di scuola Visual Kei; innestate su ritmiche sostenute e nervose, creano il banchetto dove si festeggia il regicidio supremo: quello del dominio dello stereotipo musicale occidentalocentrico.

Con una dedizione febbrile verso una scena gloriosa proprio perché nascosta allo status quo, Diasilla ridefinisce una possibile direzione per la scena DIY.

Le grafiche, create dallo stesso polistrumentista autore di tutto ciò che viene suonato in queste registrazioni, rappresentano la morte del getto continuo di AI slop a cui troppe release ci stanno abituando e, con un'ottica "less is more", incorniciano questo febbrile viaggio nel dolore.

No, questa musica non viene da Nagoya o Sapporo, ma da Sant'Elpidio a Mare. Datele il supporto che merita.



Behind the moniker Diasilla lies a clear statement of intent: to revive the sound of late-'90s and early-2000s Visual Kei. That uniquely Japanese movement left a lasting mark on the country's music scene through its striking visual identity and a blend of influences that often seemed to stand in stark contrast to one another. Bands such as X Japan, Luna Sea,Dir En Grey,The Gazzette and Kuroyume and many others helped shape its legacy.


† (pronounced Obelisk) is a cryptic introduction to the cult consisting of two tracks with an almost uchronian atmosphere. Sung in Italian, they drift between a stream of fragmented words and a revolutionary pamphlet, while a strong goth-punk influence merges seamlessly with unmistakably anguished Visual Kei-style guitars. Combined with relentless, nervous rhythms, they create a banquet celebrating the ultimate regicide: the overthrow of Western-centric musical stereotypes.

Through a feverish devotion to a scene that flourished outside the status quo, Diasilla sketches a possible new path for the DIY underground.


The artwork, created by the very same multi-instrumentalist responsible for every sound heard on these recordings, stands in direct opposition to the endless flood of AI slop that has become all too common in recent releases. Embracing a "less is more" philosophy, it perfectly frames this feverish journey through pain.


No, this music doesn't come from Nagoya or Sapporo—it comes from Sant'Elpidio a Mare. Give it the support it deserves.


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INTOTHEBAOBAB - MILLE MONDI POSSIBILI

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Mille sono le cause che il punk ha sempre tenuto vicino a sé. Mille sono le declinazioni musicali che questo genere porta con sé. E mille sono i mondi possibili che ci descrivono gli IntoTheBaobab.

Il baobab, di per sé, è un albero enorme. Germoglia e si insedia in questi mille mondi possibili. Ma questa volta il gruppo emiliano, nato a Medicina ma con componenti sparsi nel bolognese, si è fatto attendere tantissimo dal già pluriamato Verdi Acidi Pensieri. E ci ritroviamo davanti a una band che ha sicuramente capito che l’idea di unicità del punk non è soltanto un vessillo da portare avanti a parole.

Lo traduce, infatti, come solo le band nate in provincia sanno fare: sbattendosene altamente di quali intersezioni siano "vietate" nel creare un disco punk. Ed è proprio questo che conferisce agli IntoTheBaobab la loro patina di personalità. Da alcuni difficilmente digeribile, da altri difficilmente dimenticabile.

Se un punk stradaiolo si fa spazio in canzoni come Occhio al Cranio - dove troviamo anche un featuring di Steno dei Nabat - e resta più incasellabile in un filone punk, pezzi come La Luna flirtano in modo mellifluo e sfumato con tutto ciò che è New Wave, Goth e Synth Punk. Le tastiere e i synth, in questo disco, sono una componente pervasiva: inserti stratificati, tappeti densi, un che di sognante che si intreccia ai consueti ritmi medio-veloci della band.

Questa sintesi più unica che rara ci viene quasi da chiamarla dream punk: perché tutto quello che si sogna qui è inversamente proporzionale alla direzione che il mondo sta prendendo. I mille mondi possibili sono quelli del mutualismo, della solidarietà, della condivisione. Sono quelli in cui le barriere cadono, i confini vengono cancellati, e l’amore splendido, tragico e pieno si manifesta nella sua forma più pura: quella libertà che non può essere depauperata.

In questo disco, l’amore è quello per la vita vissuta senza costrizioni, e ce lo urlano in Disertare, un inno antimilitarista diretto, senza fronzoli e bello tirato. Una minaccia ai benpensanti, con tutto il peso di uno statement come “Tutti i vostri figli saranno come noi” che troviamo invece nel pezzo La strada.

Bentornati, IntoTheBaobab. Siete uno dei gruppi più amati da questa webzine, e non ne facciamo mistero. Dedichiamo con piacere questo spazio al vostro disco nel nostro mondo possibile.

Questo album è consigliato a chi ama davvero questo genere musicale e lo accoglie per quel mix di suono e messaggio. Non è per chi cerca solo la moda, né per chi vede il suono come un’ortodossia da non contaminare.

Davvero un bel disco da ascoltare.

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A thousand causes have always been close to punk. A thousand musical variations have shaped this genre. And a thousand possible worlds are what IntoTheBaobab describe to us.with this brand new record called 1000 mondi possibili(1000 possibile worlds)

The baobab itself is a massive tree. It sprouts and takes root in these thousand possible worlds. But this time, the Emilia-based band—born in Medicina but with members scattered around Bologna—has kept us waiting for far too long since the already beloved Verdi Acidi di Pensieri. Now, we find ourselves in front of a band that has clearly understood that punk’s uniqueness is not just a banner to wave around in words.

They embody it in the only way that bands born in the provinces know how: by not giving a single fuck about which intersections are "forbidden" when crafting a punk record. And that has always been what gives IntoTheBaobab their unmistakable personality- some find it hard to swallow, others find it impossible to forget.

If street punk makes its way through tracks like Occhio al Cranio - which even features Steno from Nabat - keeping a more straightforward punk attitude, songs like La Luna flirt fluidly and subtly with everything from New Wave to Goth to Synth Pop. Keyboards and synths are a pervasive presence on this album: layered textures, dense soundscapes, an almost dreamlike atmosphere woven into the band's usual mid-to-fast tempos.

This rare and unique blend almost makes me want to call it dream punk: because everything dreamed of here is inversely proportional to the direction the world is heading. These thousand possible worlds are built on mutual aid, solidarity, sharing. They are worlds where barriers fall, borders are erased, and love- splendid, tragic, and full - manifests in its purest form: the kind of freedom that can never be stripped away.

In this album, love is about living life without constraints, and IntoTheBaobab scream it at us in Disertare - a raw, straightforward, no-frills anti-militarist anthem. A direct threat to the self-righteous, carried in a statement as powerful as “All  your children will be like us” in  La Strada.

Welcome back, IntoTheBaobab. You are one of the most beloved bands on this webzine, and we don’t hide it. We are dedicating this space to you in our "possible world".

This record is for those who truly love this genre, for those who embrace its mix of sound and message. It is not for those who chase trends or see sound as an orthodoxy that cannot be challenged.

Listen to this album. 

 

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TIGRE - NELLA TANA DELLE TIGRI

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Tornano i Tigre, formazione oi! proveniente dai peggiori vicoli di Genova, che già con il loro sette pollici d'esordio "Contro Tigre" si erano rivelati una piacevole, quanto attesa, sorpresa. Questo perché una vecchia conoscenza di questa webzine è il frontman, Lobo, già attivo con band come Clear Cut, Charles Brigade, Sartre e tutta una serie di altri progetti che abbiamo avuto modo di trattare in passato.

Le coordinate stilistiche sono quelle che ci si può immaginare da una band che si chiama Tigre e che si presenta come turbo-oi: uno stile di stampo europeo che pesca dalle influenze italiane anni '80 di gruppi come Klasse Kriminale, Gangland o quelle miriadi di pelati che registravano sette pollici con il preciso intento di fare punk grezzo, lontano da qualsiasi velleità artistica o estetica.

Si fanno tangibili anche le influenze francesi, come quelle dei Komintern Sect e dei Camera Silens. Si tratta di un lavoro piuttosto diretto, composto da quattro anthem ben delineati, come l’iniziale "Insieme", oppure pezzi con una vena quasi motörheadiana, come "Diritto al Lavoro". Non mancano momenti più malinconici e realistici che, pur non ricordando la disillusione torinese a cui alcune band ci hanno abituato, rivelano un malessere diverso: una sorta di resistenza testarda, la volontà di andare avanti, continuando a suonare un genere oltranzista e strettamente codificato. Il tutto arricchito da una vena melodica, senza però mai scivolare nel post-punk, come invece accade a molti gruppi contemporanei, e ben rappresentato nella traccia finale, "NMNL".

È un secondo colpo che i Tigre riescono a mettere a segno con sorprendente facilità. O meglio, la facilità propria di un gruppo punk DIY, che si registra tutto da solo, prova a chilometri di distanza e dimostra che non solo il DIY può superare i propri limiti, ma che quei limiti stessi possono diventare il vero obiettivo.

In questa impresa, la band sarà supportata da Flamingo Records, che stamperà questa meravigliosa festa del coro libero su cassetta. Attendiamo al varco questo grosso felino minaccioso, sperando in un full length che, ne siamo sicuri, sarà altrettanto ottimo.

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Tigre return – an oi! band hailing from the worst alleys of Genoa – who, with their debut 7-inch "Contro Tigre", had already proven to be a pleasant, if not entirely unexpected, surprise. This comes as no shock since the frontman, Lobo, a long-time acquaintance of this webzine, has already been active in bands like Clear Cut, Charles Brigade, Sartre and a bunch of other projects we’ve covered in the past.

The stylistic coordinates are exactly what you’d expect from a band called Tigre (which means of course Tiger), presenting themselves as turbo-oi: a distinctly European style that draws on the 1980s Italian influences of groups like Klasse Kriminale, Gangland and those myriad skinheads who recorded 7-inches with the explicit aim of delivering raw punk, far removed from any artistic or aesthetic pretension.

French influences are also palpable, with nods to bands such as Komintern Sect, and Camera Silens. The record is a straightforward work composed of four well-defined anthems – from the opening track "Insieme" to songs with an almost Motörhead-like , such as "Diritto al Lavoro". There are also more melancholic and realistic moments which, while not echoing the Turin disillusionment to which some bands have accustomed us, reveal a different kind of malaise: a stubborn determination to keep moving forward while continuing to play an outrageous, strictly codified style. All of this is enriched by a melodic vein that never slips into post-punk like many contemporary acts, and is best showcased in the final track, "NMNL".

It’s a second striking move that Tigre manages to land with surprising ease. In fact, it’s the very ease of a punk DIY band – recording everything themselves, pushing boundaries to the extreme – that proves not only can DIY overcome its own limits, but that those very limits can become the goal.

In this endeavor, the band is supported by Flamingo Records, which will release this marvelous celebration of free-spirited gang vocals on cassette. We eagerly await the arrival of this menacing big cat, hoping for a full-length that, we’re sure, will be just as excellent.


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INTERVISTA - AUTODIFESA PROLETARIA

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1. Ci affascina il fatto che siete una band sparsa per vari pezzi d'Italia. Essendo isolani, questo concetto ci risulta difficile da comprendere. Raccontateci come e se questo  assetto porta ricchezza al sound della band.
Crediamo che la ricchezza del sound in piccola parte sia anche data dal fatto di aver poco tempo per vedersi fisicamente e scrivere musica, quindi crediamo ci sia stata implicitamente la necessità di dare il 200% in quelle poche ore di prove fatte pre registrazioni. La fortuna in tutto ciò è la logistica che collega Roma-Bologna, tutto sommato sono due ore di Italo, o 5 di flixbus e 10 di bestemmie. Erano forse tre anni che Elia aveva in mente una band con questo nome, questa estetica e questo tipo di contenuti. Cercava dei compagnx della nostra generazione per dare anche un segnale ai vecchi (“qui col cazzo che il punk è morto’’). Siamo solo più maranza nel farlo, ma da dove veniamo e a cosa essere grati lo abbiamo ben chiaro.

2. A voler essere critici, qualcuno vi direbbe che i temi "mutuati" dagli anni di piombo sono anacronistici, vuoti e sloganistici. Ma in realtà sembra che il tempo in cui stiamo vivendo si riaffacci a dinamiche schiaccianti e prevaricatrici. Questi tempi non possono che far emergere un po' di radicalità...?
Analizzando da un punto di vista prettamente politico, chiaramente è un richiamo ad un immaginario che difficilmente è ripetibile in quella forma, in quella misura, con quel tipo di forza. Vediamo tanti compagnx citare determinate organizzazioni, inneggiare a certi slogan, ma purtroppo poca traduzione in azioni concrete. Comprensibile, vista la totale mancanza di uno strato sociale che possa in qualche modo aiutare nell’arginare i processi repressivi. Crediamo che il lavoro a lungo termine portato avanti dagli apparatistatali e parastatali, ovvero il creare un paese in cui il dissenso sia inversamente proporzionale al peggiorare delle condizioni di vita, sia da applauso. Un lavoro (quasi mai pulito seppur impunito) ma che ha portato il conflitto sociale ad un livello bassissimo... al di là delle elezioni, delle destre e di tutte quelle paroline allarmanti della sinistra istituzionale. Non abbiamo paura della Meloni, di Cagapound o di Roberto Fiore, ma delle manovre economiche disastrose che stanno facendo le amministrazioni, spartendosi le cariche di governo dal dopoguerra a oggi; della mancanza di prospettive per la nostra generazione; del potere che il democratico cittadino medio votando regala nelle mani di bestie senza Dio che stanno vendendo la nostra esistenza a Confindustria, alle multinazionali e alle mafie. Ma se in questo pendolo di ansia e disperazione, fermandosi e rileggendo di quando le Brigate Rosse rilasciarono Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, scrivendo nel comunicato che “veniva rilasciato in libertà provissoria”, ebbene, ci scuserete se sorridiamo. Siamo lavoratori, studentx e militanti, qualcuno anche tifoso,contro di noi scagliano fasci e polizia. Non trattiamo questi temi solo per scelta musicale.

3. L'oi sembra tornato per restare. Ci sono orde di band che riprendono i suoni minimali degli anni '80 (vengono in mente i Rixe, ma anche gli italiani Scalpo). Voi però avete seguito un'altra strada, quella dell'oi potente e melodico che nasce con Erode e Razzaparte e si è sviluppato bene in ensemble come i Plakkaggio. Intuisco che siete giovani; sentite queste influenze più vicine a voi?
Indubbiamente e siamo molto contentx di essere influenzatx. Frequentiamo tuttx gli stessi ambienti e ascoltiamo la stessa musica da anni. Da qui nasce la scelta di proporre cover come ‘’Orgoglio Proletario’’. Siamo giovani si, ma con il passare degli anni l’attitudine resta e si tramanda. “Tempo che non ritorna” degli Erode è come la Bibbia e il Capitale in una sola opera. Solo che quel disco è meglio sia della Bibbia sia del Capitale. Per quanto riguarda la musica è Giorgio che se ne occupa, che ha cercato di scrivere avendo come riferimento proprio quei gruppi oi come gli Erode, melodici ma allo stesso tempo di una potenza straordinaria. A questo poi si sono aggiunte le influenze degli altri generi che ascoltiamo, dal metal al rap. Allo stesso tempo la fase di scrittura, vivendo in città diverse, non è stata facile, fatta di registrazioni e idee musicali scambiate via chat che poi abbiamo messo insieme quelle poche volte che siamo riusciti a vederci. Per esempio, l’unica prova fatta prima della demo è stata il giorno prima di registrare, mentre alcune canzoni dell’album nuovo sono state chiuse definitivamente proprio il giorno stesso. Prima di far uscire la demo a dicembre non sapevamo ancora bene che direzione musicale dare al progetto. Ora siamo riusciti a trovare un giusto equilibrio tra la varie influenze a cui ci rifacciamo per creare una sonorità abbastanza originale, con la quale ci si possa riconoscere.

4. Siete una band politicizzata e schierata, con temi molto duri. Era da un po' che non vedevamo una radicalità simile in ambito punk. Cosa pensate del progressivo appiattimento delle tematiche all'interno del punk?
Non vediamo appiattimento, come detto sopra è un problema che attraversa la nostra società, il punk non può fare altro che risentirne. In ogni caso, tanti gruppi nascenti continuano a portare determinati tipi di contenuto, magari più di matrice anarchica, ma poco importa, finché siamo compagnx quale dei due signori con la barba ci aveva azzeccato ci importa poco. Resta importante lo schierarsi, il fare (o il che fare cit.) non l’urlare slogan. E’ stata creata questa band con questi contenuti perché Elia con i Sacro Cuore, così come Giorgio e Greta con i 612 comma 2, e Francesco con i suoi vecchi gruppi, fanno e facevano altro (puro e meraviglioso rock n roll nel caso di Elia, street hardcore punk dal litorale ostiense per Giorgio e Greta,dallo ska-punk al punk hc per Francesco) ma non ci sentiamo da meno. Detto ciò non tolleriamo l’ambiguità. Il punk non è roba da nazisti, l’Oi! non è roba da n@zisti. Quelli che ti dicono che la musica non deve essere schierata hanno quasi sempre qualche amico nazi che frequenta la curva. Ecco: con sta roba non ci mischiamo.Facciamo musica e nella musica facciamo politica. Elia scrive i testi da un condominio occupato dietro la stazione di Bologna con altre 12 etnie da ogni latitudine. Sa bene cosa scrive, perché e che posizione prendere, considerando anche ogni minima posizione del resto del gruppo.

5.Parlateci di 5 dischi essenziali per il vostro suono, ognuno con una breve descrizione.

  • Erode “Tempo che non ritorna”, 
  • Grandine “Accendi la miccia dei tuoi pensieri”,
  • Sempre Peggio “Sempre Peggio”, 
  • Banda Bassotti “Avanzo de Cantiere” 
  • Autodifesa Proletaria “Autunno Caldo”. 
Non sono in grado di descriverli, ogni parola ne sporcherebbe la bellezza.

6. Una parte interessante è aver trovato delle citazioni rap nei vostri testi. A memoria,abbiamo sempre trovato MC che citavano il punk e il metal nelle loro liriche. Come nasce quest'idea? È un semplice "gioco" o un intrecciarsi sottoculturale poco utilizzato.
Questo tipo di intreccio si implementerà. Stiamo lavorando ad un pezzo che sarà un attacco al cuore della tamarraggine. Elia è cresciuto negli anni del liceo in cui approdò la trap in italia con Maruego e Sfera Ebbasta, e ascoltavo Noyz Narcos dalle medie. Cresciuto sulle panchine del parchetto a fumare cilum e ha sempre ascoltato il rap, e si è anche fissato parecchio sulla new school di maranza di seconda generazione milanese come Baby Gang, Neima Ezza e 8blevrai. I contenuti hanno spesso un portato di critica sociale che non va sottovalutata. Pezzi come “Assistente sociale” di Baby Gang, “Casablanca” feat Morad, o “Perif” di Neima Ezza o 8blevrai a Real Talk. Se non ascoltasse rap “Benvenuti in Via Schievano” non sarebbe mai esistita appunto. Pure per Giorgio il rap è parte fondamentale a partire dal truce klan, che a Roma è come un instituzione. L'amore di Giorgio per l'hardcore è a 360 gradi, sopra e sotto dal palco, fuori e dentro dal punk, cantanti come Noyz Narcos, Ketama e Mystic One sono solo alcuni esempi. Questo tipo di intrecci è fondamentale, quantomeno per me, per scrivere dei buoni testi. Il featuring di Renault 4 con Astore della P38 lo dimostra. Il rap come le varie sfaccettature nascono anche loro dalla strada e racchiudono tutta la rabbia della società che viene sempre di più schiacciata e lasciata a morte propria. In Italia negli ultimi anni si sta rafforzando questa ''unione'' delle varie sottoculture, sia musicalmente che politicamente, il tutto sta nel non sentirsi più importante dell’altrx.

7. Il punk sembra parlare ai diretti interessati e trovare presa su chi vive determinate
situazioni oppressive, mentre generi come la trap, nonostante un'esposizione mainstream, sembrano aggregare più strati di persone discriminate. Per citare i Contrasto: "Dove stiamo sbagliando?.
 

In nulla, è giusto che sia così, il punk ha bisogno di amore per bruciare, e quanto sarà più difficile costruire nelle macerie tanto più tornerà con determinazione la voglia di occupare stabili dove attaccare cavi per far suonare chitarre stonate. La trap è importante per capire le nuove generazioni e cosa gli passa per la testa, il punk è importante per consacrare il futuro all’unica cosa che per quelli come noi avrà mai senso. E’ una fede, senza aver bisogno di un Dio a cui rivolgersi. E' chiaro che nel mondo in cui viviamo, le comodità che ci vengono ‘’offerte’’ quotidianamente portano all’emarginazione di determinati fenomeni come nel caso del punk, e non parliamo solo in ambito musicale.

8. Sembra che il periodo della lotta armata vi affascini molto. Che corde toccano queste
suggestioni? Sembrate relativamente giovani; chi ha vissuto il passato spesso
denigra gli slanci di chi ha qualche anno in meno...

Siamo giovani ma ciò è fine a sé stesso e con tutto il rispetto per le generazioni
passate, visto lo scenario che si preannuncia, visto che non sono riusciti a cambiare
un granchè e ci hanno lasciato nella merda, chi ha vissuto il passato non dovrebbero
rompere i coglioni. Noi parliamo di questo perchè i padroni dell'epoca sono gli stessi
di adesso, anche peggiori. Siamo giovani e incazzati proprio come lo erano loro,
vogliamo spronare le persone a prendere una coscienza politica e ribaltare questo
sistema marcio.Se ci sarà modo, terreno e possibilità di sparare, gli spari sopra non saranno per noi!

9. Parlateci di eventuali side projects, collaborazioni, ecc.
Stiamo lavorando ad una sorta di collaborazione con alcuni gruppi punk rock vicini ad H4m4s, sperando ne nasca un sodalizio eterno.

10. Free Space (also Free Palestine).
Elia: بالروح بالدم نفديك يا فلسطين

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AUTODIFESA PROLETARIA - AUTUNNO CALDO

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 "dopo gli anni di piombo solo anni di merda"

O almeno così dice l'adagio. Il punk hc italiano però ha avuto più di un annata soddisfacente e il filone Oi! sta vivendo una revival con band che tengono alto il valore anthemico nei pezzi. Gli Autodifesa Proletaria, attivi sulla asse Bolo-Roma-lecce, entrano a gamba tesa in questa aspra e dura lotta, riprendendo quel filone del nostro beneamato rumore che prevede che i pezzi abbiano dei ritornelli riconoscibili e con liriche crude, militanti e d'impatto, usanza che si stava perdendo e che richiama gruppi come Tear Me Down, Colonna Infame e Affluente, almeno nelle intenzioni oltranziste e bellicose. La musica ci ricorda gli Erode (tributati con una cover), la Banda del Rione, il suono di band come Non Servium e i dimenticassimi Oltraggio, che fanno della potenza e dei leads melodici la loro arma principale. I prototipi di inno da ci sono tutti, dalle bordate contro la giustizia (Benvenuti in via Schievano), alla melanconia proletaria (Senza Tregua, altro gruppo che in qualche modo puoi ricordare gli AA), l'hooliganismo romantico (Nostalgia canaglia). I compagni non dimenticano nulla e coverizzano anche la celeberrima Renault 4 dei chiaccherati P38, progetto non esattamente nelle nostre corde che rielaborato in questa versione tra T.M.D. e Downset cattura decisamente l'attenzione dello staff. Band che non si dimentica di citare la questione palestinese che sta venendo fin troppo ignorata dalle band punk, ma non qui! Auguriamo agli Autodifesa Proletaria numerosi follow up di questo splendido esordio. C'è bisogno di realtà radicali al giorno d'oggi, e questa frontiera può essere un nuovo orizzonte auspicabile.

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"After the Years of Lead, only years of shit."

Or so the saying goes. The "Years of Lead" refers to a period of social and political turmoil in Italy during the 1970s and 1980s, characterized by widespread political turmoil and violcnce. However, Italian punk hardcore has had more than a few satisfying years, and the Oi! movement is experiencing a revival with bands maintaining the anthemic value in their tracks. Autodifesa Proletaria, active along the Bologna-Rome-Lecce axis, dive headfirst into this harsh and fierce struggle. They revive our beloved noisy tradition, ensuring that their tracks feature recognizable choruses with raw, militant, and impactful lyrics, a practice that was being lost and that recalls groups like Tear Me Down, Colonna Infame, and Affluente, at least in their extremist and belligerent intentions. Musically, they remind us of Erode (Tributed with a cover), La Banda del Rione, and the sound of bands like Non Servium or the forgotten heroes Oltraggio, which make power and melodic leads their main weapon. The prototypes of anthems are all there, from the assaults against "justice" (Benvenuti in via Schievano), proletarian melancholy (Senza Tregua, another group that somewhat resembles AA), romantic hooliganism (Nostalgia Canaglia),  the comrades are  not forgetting anything as they also cover the (In)famous Renault 4 by the controversial P38 (communist trap/rap collective), a project not exactly in our vein but reworked in this version between T.M.D. and Downset, it definitely captures the staff's attention. They also make sure to address the Palestinian issue, which is being ignored too much by punk bands, but not here! We wish Autodifesa Proletaria many follow-ups to this splendid debut. There is a need for radical realities today, and this can be a desirable horizon.

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INTERVISTA AI GAME OVER

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 I Game Over suonano Thrash Metal. Sì, quello tupa-tupa, coi jeans stretti, le scarpe da basket, le vocals incazzose, i riferimenti ai filmacci horror 80/90, lo stage diving, eccetera eccetera. 

Se pensate che non abbiano nulla da dire, vi sbagliate di grosso...

1-"Hellframes è il vostro quarto album. Molti gruppi giovani che si ispirano a un sound old school, partiti più o meno quando avete cominciato, sono implosi o hanno finito per fare scelte discutibili con il loro sound. Voi, invece, sembrate belli coesi e senza la minima voglia di arretrare. Come avete tenuto assieme questa band finora?"

Ziro: Ciao ragazzi e grazie mille per lo spazio che ci state dando, è un piacere fare questa intervista. Penso di parlare a nome di tutta la band se dico che l’unico modo per andare avanti è avere passione per quello che si fa, avere un obiettivo comune ed essere costanti (cose che noi per primi in passato non abbiamo rispettato). Questo si riflette poi su tutto: dal sound, all’attività live, ai rapporti con chi collabori e a tutto ciò che fa da contorno.

2-Quest’album, pur rimanendo saldamente ancorato su degli stilemi Thrash metal, sembra comunque trovare delle soluzioni che non si accartocciano su se stesse, ma contribuiscono al dinamismo del full lenght, così come gli inserti a cura di TV crimes (che già ha collaborato coi Fulci). 'Svolta' ragionata o esplosa per caso?

Ziro: Con questo disco abbiamo lavorato molto sulle canzoni e su cosa volevamo ottenere nel complesso dal disco. Non abbiamo scritto, come in passato, di getto ma ci siamo soffermati molto sulla struttura dei brani e sulla loro resa finale. Questo è dovuto alla maturazione che si ha nel corso del tempo nello scrivere dei brani, dalle influenze di un determinato periodo e sicuramente da scelte prese a monte. Volevamo un disco che fosse “cupo”, che fosse Thrash ma che avesse anche il nostro marchio. La collaborazione con Dome di TV Crimes e dei Fulci è nata quasi per caso quando incontrandolo in un locale a Milano. Ridendo e scherzando gli ho buttato lì l’idea del se avrebbe voluto fare un feat nel nostro ultimo disco e lui si è dimostrato subito carico e preso bene..

3-"Ci stanno sul cazzo due cose del 'revival' Thrash che dura da inizio 2000, i gruppi senza singalongs (ma non è il vostro caso) e tutti quei presunti intenditori che rifiutano le affinità e le influenze del punk\hardcore sul genere. Voi come vi schierate? Puristi dell’acciaio o contenti se c’è qualche cresta nel pit?"

Ziro: assolutamente la seconda. Il nostro genere è punk ma suonato da dei metallari. E’ la base della storia del Thrash. Senza il punk non esisterebbe, così come non esisterebbe senza l’Heavy Metal. Dividere diverse sfaccettature di quella che per me, e per noi, è un’unica grande scena underground non ha senso. Uno può apprezzare o meno un genere ma credo che la contaminazione sia fondamentale per non stagnare e tirare fuori sempre proposte nuove e fresche purché siano di qualità. Anche noi siamo dei frequentatori sia di concerti metal che punk o hardcore. Per noi le barriere non esistono.

4-"Siete stati recentemente protagonisti di una serata organizzata da STEEL ATTACK, un collettivo cagliaritano che sta riportando il suono old school nel capoluogo. Come vi siete trovati?"

Ziro: benissimo, siamo stati trattati da dio e anche la serata è stata veramente divertente. I ragazzi che sono venuti a vedere il concerto erano carichissimi e siamo stati sorpresi nel sentirci dire che era un bel pezzo che a un concerto metal non si vedeva pogare da un bel pezzo. La cosa ci fa un sacco piacere. Speriamo non passino ancora anni prima di tornare!

5-"Elencate 5 dischi (o più) che vi hanno formato e dateci una breve descrizione per ognuno."

Ziro: domanda sempre difficile… te ne potrei dire sicuramente uno che è

 “Ride The Lightning” dei Metallica perché per me è il disco Thrash Metal perfetto: contiene melodia e aggressività e nessuno dei brani mi stanca mai quando lo ascolto.

 Altri ti direi Van Halen, il primo disco, per il modo di suonare la chitarra che mi ha stra influenzato. 

Slayer con South Of Heaven per la capacità di essere pesanti senza andare ai 200 all’ora.

 Age Of Quarrel dei Cro-Mags che, anche se non è stata la prima band hardcore che ho ascoltato, mi ha fatto capire che metal e hardcore punk possono convivere tranquillamente e aggiungere violenza al primo.

6-"Notoriamente, essere una band italiana non ha mai favorito nessuno (almeno fino a qualche eurovision fa). Toglietevi qualche sassolino dalle hi-top e fateci capire cosa non va, anche se vediamo che il vostro progetto ha un ottimo riscontro."

Ziro: tante cose non vanno, ci vorrebbe un’analisi sociale di quello che c’è in Italia per capire perché è così difficile per una band italiana emergere rispetto una inglese, tedesca, belga o, ovviamente, americana. Però guarderei il bicchiere mezzo pieno. Ad oggi ci sono molte più band italiane che all’estero si stanno facendo valere e questo, secondo me, è sintomo di una situazione migliore di 10 anni fa. Fleshgod Apocalypse, Fulci, Messa, Hideous Divinity, Frozen Crown e ne starò scordando molti altri. Alcuni possono piacere oppure no, ma stanno facendo la differenza.

7-"L’aspetto grafico di una band non ci lascia indifferenti e abbiamo notato il bel Artwork di Mario Lopez, così come il video Path of pain si ispira molto all’Horror a tutto lattice che ha infestato gli anni 80 e 90, anche i vostri testi hanno quest’ispirazione parlateci un po' di tutto."

Ziro: certamente. La musica è solo parte di tutto quello che è una band. Senza curare la parte estetica una band è realizzata a metà. La parte visiva fa da complemento a quella sonora, sia a livello di artwork che di immagine coordinata completa (dal look sul palco, al merchandise, gadget, foto, video, ecc..). Tutto deve rispecchiare l’essenza della band.

8-"E a proposito di disegni e grafiche, sappiamo che il vostro Axeman Ziro fa dei lavori niente male. Se vuole, parlare di quello che fa questo è il momento (così come se volete spingere side project, band di amici\cugini o altre attività)."

Ziro: grazie mille per i complimenti! Si mi occupo di artwork ed illustrazione per band, e design in generale. Molti degli artwork e design del merchandising dei Game Over, come delle altre mie band, li realizzo io. Così come gran parte delle grafiche che realizziamo per i nostri canali e per la comunicazione riguardante la band. Per quanto riguarda la stampa del merchandising poi ci pensa Sanso, che ormai gestisce questo aspetto del nostro merchandising avendo la sua attività di serigrafia Split Image. 

9-"Il nome Game Over ci riporta all’ambito videoludico, siete dei fan di quello che gli adulti chiamano i 'giochini elettronici'... Se foste dentro un bel cabinato da sala anni 80\90, che tipo di gioco Arcade sareste?"

Ziro: bella domanda! Mi piacciono i giochi un po’ retro ma non eccessivamente vecchi. Sono maggiormente legato a quelli fine anni ‘90 e primi 2000. In particolare ai vari picchiaduro. Ti direi quindi un Tekken senza dubbi, Yoshimitsu è sempre stato il mio preferito. Ho comunque sempre fatto schifo.

10-"La tortura è finita, siete liberi (per ora…anche se non avete la seconda cover dei Motorhead). Spazio libero."

 Ziro: grazie mille per lo spazio che ci hai dato! A chi legge ascoltatevi il nuovo disco “Hellframes” uscito qualche mese fa e ci vediamo a uno dei prossimi concerti sopra o sotto il palco!




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Scemo - Abisso

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Gli Scemo sono un power trio lombardo (Bandcamp dice di Milano) che ci presanta "Abisso" seconda tape autoprodotta dopo "Caccia alle streghe" di qualche tempo fa. 

La velocità e la malmostosità sono le componenti essenziali di questa release rosa dalle coordinate hardcore classico, con delle derive fast mica da ridere.

In 6 minuti scarsi dispensando disagio, rabbia ed emotività con un piglio che ricorda Crash Box e Indigesti ma suonanti con l'isteria dei Los Crudos. Un approccio Less Is More in quanto nella line-up non è presente un bassista, ma il connubio corde altre+batteria mandata a 100000000000000 crea un efficace tappeto su cui Alessandra riversa dei testi che fanno del malessere la loro bandiera di cui il testo di Nausea è un buon rappresentante "Nulla nulla nulla da capogiro. nulla nulla nulla intorno a me. Nausea, un senso di abisso - non ci sto dentro. Nausea, un senso di abisso - dentro di me. E un nodo di serpi ben stretto in gola, nel petto." 

Un lavorao breve, rabbioso, consapevole e senza compromessi. Un lavoro hc.

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Scemo are a trio from Lombardy (bandcamp says Milan) who introduce us to "Abisso", the second self-produced tape after the "Caccia alle Streghe (witch hunt)" of some years ago. 
Speed and uneasuiness are the essential components of this pink tape with classic hardcore mainstays with fast core  tuoches  that are delivered in less than  6 minutes dispensing discomfort and anger with an approach similiar  of  italian icon like Crash Box and Indigesti forced to the hysteria driven sound of Los Crudos. A Less Is More approach as there is no bass player in the line-up, but the combination of guitar + drums sent at 666 mph creates an effective carpet on which Alessandra spit out lyrics that makes her hate evident their song Nausea is a good example "Void void void dizziness. Void void void around me. nausea, abyss - can't take it anymore. Nausea, abyss - inside of me.and a noose made of serpents tight in my throat, in my chest".
A short, angry, conscious and uncompromising Ep. An hc EP.

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INTERVISTA AI TENEBRA

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1) I Tenebra nascono nel 2017 e molti dei vostri componenti gravitano attorno alla scena punk hardcore bolognese o a generi più estremi. Da dove nasce la necessità di questo viaggio alla riscoperta delle radici settantiane della musica pesante?
Claudio: Musicalmente, l'hardcore, il punk, il metal, sono sottogeneri del rock. Fatto salvo certi esperimenti che, in qualche modo, sfociano nella musica d'avanguardia (basti pensare a Mick Harris dei Napalm Death) anche la musica estrema sfrutta in parte la teoria, la tecnica e la strumentazione che usava Chuck Berry. Tutto questo preambolo per dire che, prima o poi, se sei appassionato di musica, la curiosità di scoprire su cosa è nata la tua piccola sottocultura, ti viene. Poi, senza volere scadere nella retorica dei "grandi maestri", la cosa che secondo me affascina di più della musica anni '60 e '70 è che, dato che era un mondo in fieri, c' era una libertà musicale che, appunto, con i sottogeneri e le sottoculture, si è un po' persa. Ecco, a noi, suonare così ci dà il permesso di spaziare di più tra i generi di come potresti fare in ambiti più codificati.

2) Abbiamo avuto il piacere di vedervi live a Cagliari e di scambiare quattro chiacchiere con voi. Vorremmo tornare sull’interessante teoria di Emilio sulla connessione tra grunge e revival 70iano. Parlatecene qui.
Emilio: Premesso che "grunge" è un termine generico, penso che la cosa che avevano in comune i gruppi del "pacific northwest" fosse proprio l'essere partiti dal circuito DIY (almeno molti di quelle band) e avere poi preso ampiamente dal classic rock. I Nirvana hanno giocato con i Beatles, i Soundgarden venivano anche chiamati "Led Sabbath", i Mudhoney erano ossessionati dal garage locale, i Melvins pescavano a piene mani dal rifferama di Masters of Reality e i primi Screaming Trees avevano molto a che fare con la psichedelia acida di San Francisco.
Oggi è la norma, ma quella scena ha abbattuto definitivamente il tabù del punk nei confronti del rock precedente al punk, quello che, polemicamente, i punk inglesi chiamavano “dinosaur music”. Non sono stati gli unici, il rock underground americano ribolliva di questa ibridazione dai primi '80, ma furono quelli che lo fecero definitivamente.


3) Tornando sull’argomento live e vibes legate al vostro concerto, concordiamo nell’affermare che siano state molto punk con un live serratissimo e senza momenti morti. Quanto c’è di conscio e di inconscio in questa scelta? Ci sono ancora delle realtà punk hardcore che meritano una menzione?
Emilio: Il fatto è che a Silvia non piace molto parlare ed è l’unica col microfono in mano!
A parte gli scherzi, è una cosa voluta, ci piace che nella setlist i pezzi si compenetrino l’uno nell’altro: in questo modo riusciamo a suonare una o due canzoni in più.
Almeno personalmente ai concerti mi piace andare ad ascoltare la musica e francamente tra i social e le interviste ogni band ha enorme spazio per esprimere le proprie opinioni. A me poi il declama politico al concerto mi è sempre sembrato un po’ svilente rispetto all’argomento trattato, perché diventa parte dello show, diventa spettacolo e penso che mai come adesso la politica, a tutti i livelli, avrebbe bisogno di una forte dose di serietà.
Ci sono ancora tantissime band punk, hardcore e “mutanti”, ma comunque legate al DIY, validissime: I Marnero, i Lleroy, le Hyle, Call The Cops, Methedrine, Cancer Spreading, Fanteria di Prima Linea, Antares… E la lista potrebbe continuare per giorni.
Poi c’è il fatto che il circuito punk/diy, di fatto, in Italia, rappresenta l’underground nella sua totalità. È l’unica realtà che offre spazi dove suonare pure per chi è alle primissime armi e una rete di contatti, ma anche di competenze (etichette, promoter, grafici) di buon livello. Se esiste un underground popolato, qui da noi, lo si deve al punk hardcore

4) MoonGazer è davvero un disco interessante, che riesce a catturare quel senso di liminalità di bands proto-metal come May Blitz, Jerusalem e Wishbone Ash, tra astrazione prog e muscolarità blues, dipingendo degli scenari conosciuti ma al tempo stesso intimi. Volete raccontarci come è stato registrato e concepito? Una menzione speciale va alla cover art di Marcello Crescenzi, che ricorda una versione aliena di Winsor Mcay cosi come il layout curato dal vostro batterista Mesca, anche nel precedente GEN NERO c’era il vostro zampino grafico. Oltre alla storia sonora raccontateci, anche la storia visiva dei Tenebra.
Mesca: Beh, intanto grazie!
Il disco è stato scritto, al 70%, prima della pandemia, poi purtroppo è iniziato il covid e gli ultimi 3 pezzi li abbiamo composti palleggiandoci qualche demo via email. Le registrazioni delle tracce base, basso, chitarra e batteria, sono avvenute in presa diretta, durante il primo allentamento delle restrizioni, in 4 giorni, in uno studiolo qua sull’appennino vicino Bologna. Gli overdubs e le voci li abbiamo fatti schivando altri periodi di distanziamento sociale, un po’ in sala prove, un po’ nell’home studio di Emilio, che ha gestito tutte le sessioni. Insomma è stata una gestazione un po’ travagliata, che però ci ha dato modo di avere molto tempo per arricchire gli arrangiamenti e inserire qualche ospite, tra cui voglio citare Gary Lee Conner degli Screaming Trees che fa un assolo di chitarra su Moon Maiden.
Marcello è un amico da sempre, realizzò anche una copertina per un altro mio gruppo, gli ED, tanti anni fa. È stata una scelta naturale perché oltre ad essere bravissimo ha avuto un’evoluzione piuttosto simile alla nostra: dal punk al classic/hard rock e quindi volevamo che fosse della partita.
Sia io che Emilio, di mestiere, ci occupiamo di grafica, anche se lui è più spostato verso i video, infatti ha realizzato quattro clip per la band.
Non credo esistano delle linee guida precise per l’immagine della band, semplicemente mischiamo le cose che ci piacciono: un po’ di temi oscuri, un po’ di psichedelia, l’amore per il liberty (quanto bel liberty che avete a Cagliari!), la pasta fotografica del Super8. Credo ci piaccia così: essere un po’ un mix di cose, anche nel modo di vestire secondo me si vede


5) La domanda signature di xUndisputed Attitudex: prendete i 5 (o più) dischi che vi rappresentano e scriveteci due righe su ognuno.
(risposta collettiva)

  • Jerusalem - S/T: perché è un disco grezzo, con un songwriting acerbo, ma delle melodie indimenticabili.
  • King Crimson - Red: Qui il songwriting è maturissimo, ma rimangono le melodie e le armonie stellari: un disco che ti prende per mano e ti porta via.
  • Bad Brains - Roir Tape: Perché demolisce il luogo comune che nel punk non si sapesse suonare.
  • Skip James - Today!: Qui Skip, oramai sessantenne, rilegge il suo repertorio con la classe e la maturità di un adulto, ma con una verve completamente luciferina: commovente.
  • Roky Erickson - The Evil One Plus One: Perché è il disco di un hippy che si misura con i suoi demoni, finendo per fare un album super heavy ("Night of the Vampire" l’hanno coverizzata pure gli Entombed) e perché Roky spaccava tutto.

6) Il vostro EP “What We Do is Sacred” si chiude con la mitica “Primitive Man” dei Jerusalem. Di tutto questo filone proto-metal cosa vi colpisce e cosa vi porta a riscoprire un disco magari sottovalutato?
Claudio: Come si diceva poco sopra, in particolare, l’unico disco dei Jerusalem è interessante perché è la fotografia di una band per certi versi ancora acerba, ma con tante idee ed energia da mettere sul tavolo. Quell’album è sostanzialmente l’antitesi di come viene fatta la musica oggi: la scrittura è grezza, ma potente, ci sono un sacco di imprecisioni, il suono è poco rifinito, ma le canzoni sono potenti e ti rimangono in testa. Ecco, a me il rock piace così, quando sento che un disco è super editato e iperprodotto è come se togliessero la linfa vitale alla musica. A cavallo tra anni ‘60 e ‘70, anche per motivazioni tecniche, i dischi suonavano molto più selvaggi e diretti e, almeno per me, questo è uno degli aspetti che preferisco di quella stagione.


7) Il doom, il rock di matrice settantiana e lo stoner sembrano vivere una seconda vita e anche in Italia sono in ascesa gruppi come i Messa, Ossuary o realtà affermate come Black Capricorn o Doomraiser. Come vedete questo nuovo interesse per generi che venivano chiamati “scontati “ fino a qualche anno fa?

Mesca: Secondo me, al di là del genere che si suona, contano le canzoni e la musica. I gruppi che citi scrivono buona musica. Poi le mode sono cicliche, quando esplose il primo stoner rock, ad inizio anni ‘90, con gruppi come Kyuss, Fu Manchu e Sleep un sacco di gente storceva il naso perché lo trovavano un fenomeno prettamente revivalistico, eppure tutte le band che ho citato sono, ancora oggi, fenomeni assolutamente di culto. Il fatto è che la loro musica è buona e schietta e questa cosa vale sia che suoni con il Marshall a 11, sia che tu esegua il tuo repertorio con un pianoforte.

8) Bologna era “la città più libera del mondo”, ma ultimamente chi ci vive sembra dare un’immagine di una città tarlata dalla gentrificazione e difficilmente vivibile, oltre che svuotata di quella dinamica antagonista che era il suo marchio di fabbrica. Voi che Bologna avete vissuto e che Bologna state vivendo?
Emilio: Bologna è una città molto cambiata negli ultimi dieci anni. Le amministrazioni locali hanno optato per renderla un salottino turistico mordi e fuggi e quindi di “ripulirla” di qualsiasi elemento che potesse incrinare la superficie della città/vetrina.
Purtroppo, tutta una serie di tipologie di luoghi che avevano reso Bologna culturalmente rilevante a livello internazionale (per dire, ad Atlantide Occupata, un posto a noi molto caro, un sacco di band straniere, anche grosse, pretendevano di fare una data dei loro tour, perché spaccava così tanto), sono stati prima lungamente osteggiati, poi sgomberati.
D’altronde cosa si può pretendere da un sindaco che inaugura orgogliosamente la mostra delle sculture kitsch della moglie di Marco Di Vaio (un ex giocatore, poi dirigente del Bologna calcio) e che si fa fotografare felicemente con influencer da quattro soldi?
Poi intendiamoci, la città è ancora molto viva, i club, anche piccoli ed economici, ci sono, ma quelle infrastrutture creative che erano potenzialmente alla portata di tutti sono scomparse. Rimane la gente in gamba, finché dura.


9) In “Moongazer” sono assenti i testi, mentre i titoli delle canzoni sembrano rimandare a delle tematiche spaziali o quasi extracorporee. Vi va di raccontarci l’immaginario dei Tenebra, che sembra slegarsi molto dall’immaginario zolfo e fiamme tipico di un certo filone?
Silvia: I testi trattano principalmente di cose personali e di sensazioni, anche se magari rappresentate in maniera allegorica. Li scrivo con un occhio rivolto a quando verranno suonati dal vivo, alle emozioni che potranno trasmettermi quando sarò sul palco. Molti dei riferimenti vengono da autori anglofoni a cavallo tra XVIII e XIX secolo come Percy Shelley, William Blake, Charlotte Perkins Gilman e molti altri.Parte dell’ispirazione arriva anche da certi pamphlet e volantini anni ‘60 e ‘70 che ho trovato nei mercatini dell’usato. L’occultismo propriamente detto non fa parte del mio immaginario. Visivamente abbiamo usato spesso un panorama esoterico, che si rifà alle stampe del XVI secolo, però non ci riteniamo per niente una band “occult”, anzi, tutto sommato, siamo persone abbastanza illuministe, scientifiche direi!

10) Consigliateci un po’ di band vostre amiche che ci siamo persi.
Mesca: Già la nostra sala prove è un ottimo ricettacolo di super band. Ci sono i Chow, gli Shrieking Demons, i WasteCult. Poi ci sono tutte le “altre” band in cui suoniamo, io con Horror Vacui ed Ed, Claudio con gli Assumption.
Sempre del giro Assumption/Giorgio Trombino ci sono i Bottomless e i Becerus.
Poi mi vengono in mente band con le quali abbiamo suonato, tipo gli Hemp e i Fakir Thongs. Poi i già nominati Marnero, Lleroy, Antares. Poi la smetto qui perché se no finiamo domani!

11) Spazio libero. Grazie per il vostro tempo!
Silvia: Grazie a voi per questa intervista! Ci è piaciuto molto suonare in Sardegna, speriamo ci sia occasione di tornare prima o poi!


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Tenebra - Moongazer

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Moongazer è il secondo disco dei Tenebra combo bolognese fautore di un occult rock 70iano e bluseggiante che irradia di una luce stellare, il che è un ossimoro insito nel monicker stesso della band. Registato a cavallo tra un lockdown e l'altro, questo Moongazer si attesta sui lidi classici di 40 minuti rock e riprende l'abitudine selvaggia di confinare con prog con il blues e la psichedelia. Un caledoscopio Jodorowskiano dove si staglia la voce di Silvia, front woman dalle grandi doti espressive con un tono profondo e vibrante che sa far vivere viaggi stellari su cieli scuri e distanti con quell'anima che manca a tanti (troppi) vocalist che si cimentano in generi simili. Il lavoro vanta 9 tracce estremante organiche e ben amalgamate tra loro che vedono la partecipazione di  Gary Lee Conner degli Screaming Trees sull'assolo dell'ormai mitica Moon Maiden brano di chiusura del disco che con il suo intro groovegiante di basso chiosa su un lavoro molto maturo e lontano dall'essere di riporto. Abbiamo visto la band dal vivo e difficilmente ci è capitato di vedere un gruppo che suona così bene insieme ed appare così coeso, tenendoti sotto scacco per tutto un set. Se ti piace il rock, non hai un solo buon motivo per non ascoltarli.

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Moongazer is the second album by the Bolognese combo Tenebra, delivering a crystal obelix of 70's and bluse-esque occult rock that radiates a starlight that is an oxymoron inherent in the band's monicker itself (Tenebra means Darkness). Recorded between one lockdown and another, Moongazer sticks to the classic lenght of 40 minutes of rock that takes up the wild habit of bordering proggy landscapes, bluesy mood and psychedelia. A Jodorowskian kaleidoscope embellished by the voice of Silvia, a front woman with great expressive skills and with a deep and vibrant tone that knows how to make the listener travel through the  stars on dark and distant skies showing the soul that is missing in many (too many) vocalists who try  similar genres. The work presents 9 extremely organic tracks and well blended together and with the participation of Gary Lee Conner of the Screaming Trees on the solo of the istant classic Moon Maiden, the closing track of the recird which, with its groovy bass intro, ends a very mature work far from being a copycat. We've seen the band live and we've hardly ever seen a band that plays so well together and keeps you in awake for a whole set. If you like rock it makes no sense that you're not into this band.


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OUTLAST - ST

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"L'Eroina è merda che sa di vaniglia" lo diceva un poeta che si muoveva verso ben altri lidi rispetto a quelli degli Outlast, che discendono verso un girone dantesco di negatività, fatto di ritmi cadenzati e chitarre downtuned. 

Figli di quel suono sludge degli Eyehategod, che sono sicuramente il punto di ispirazione più prossimo per definire la band, questi tre "dopefiend" cagliaritani pescano a piene mani pure da Iron Monkey, Grief, Dystopia e Buzzoven.

Violente ripetizioni di nenie distorte e dolorose che fanno da tappeto a grida e lamenti di chi si è accorto che la vita è un inganno e non c'è salvezza. La consapevolezza di chi ha perso galleggia tra i feedback di questa band e ci ricorda che la miseria ci sta a pochi centimetri di distanza, e spesso la guardiamo nel cesso del nostro bagno ogni giorno. 

C'è spazio anche per qualche sparuto scatto di velocità come a ricordarci che chitarra e batteria vengono dagli Abduction (Elvio Corona e Matt Defraia). La voce e il basso, invece, sono affidati a Ricky (ex K19 e Tested to Destruction). 

La registrazione, effetuata ai mitici V-studio da Villy Cocco e dallo stesso Elvio, ottenendo un lavoro che in ogni aspetto è solido e si piazza bene in vista nell'underground isolano e non.

Cagliari dimostra ancora di avere una scena che non ha nulla da invidiare a posti più blasonati.

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"Heroin is vanilla flavoured shit" said an immortal  italin rapper italy aniway rap is not the game of the band called Outlast, who descend towards a Dantesque circle of negativity made of slowed rhythms and downtuned guitars.

Heralds of the sludge sound tha made Eyehategod famous and the are surely the closest point of inspiration to define the band these three "dopefiend" from Cagliari which take cloise inspirations from combos like Iron Monkey, Grief, Dystopia and Buzzoven. 

Violent repetitions of distorted and painful lullabies that are the base for cries and moans of those who have noticed that life is a deceptive and there is no salvation. the awareness of those who have lost everything  floats among the feedbacks of this band and reminds us that misery is a few steps away and we often look at it in the mirror of our bathroom every day. 

There is also room for some small outbursts of speed that remarks  that guitar and drums come from the thrash space marauders Abduction (Elvio Corona and Matt Defraia) the voice and bass instead are butchered by Ricky (ex K19 and Tested to Destruction).

The recording took place in the  legendary V-studios by Villy Cocco and Elvio himself, obtaining a sound that is solid in every aspect crafting a very crushing and punishing record that will leave no mercy.

Cagliari proves to have a scene that has nothing to envy to more famous places

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INTERVISTA THE UNBORN

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1) I The Unborn sono un branco di killers mascherati devoti all’oi, allucinati dai film horror di serie B e dai Video Nasties. Come nasce l’idea di una band dedicata a queste tematiche? Raccontateci la vostra storia.

L’idea è nata proprio dal nostro amore sia per l’horror sia per la musica street punk e Oi! Inoltre, siamo persone piuttosto motivate dal punto di vista politico, e visto che il cinema del terrore vanta un bel repertorio di film dal contenuto politico o quantomeno sociale, ci è sembrata una buona idea fondere queste nostre passioni. Ci piace l’uso della metafora e in genere non impazziamo per gli slogan urlati, perciò preferiamo ricalcare l’approccio di film come Hanno cambiato faccia (1971) di Corrado Farina ed Ecologia del delitto (1971) aka Reazione a catena di Mario Bava, che intrattengono e trasmettono dei messaggi importanti, senza annoiare.

2) C’è il vostro SLASHER (street punk anthems), uscito ormai da qualche tempo ma ancora sporco di resti umani. Raccontateci di queste 12 tracce che grondano violenza e cori da sottopalco violento!

Slasher – Street Punk Anthems è uscito alla fine del 2019. Non appena abbiamo iniziato il tour di promozione, il mondo si è fermato a causa della pandemia, per cui abbiamo potuto fare una sola data tra quelle previste. Nonostante questo, il disco è andato bene e siamo molto fieri dei risultati. Si tratta del nostro unico album, che molto probabilmente rimarrà tale, visto che preferiamo formati come il singolo o l’EP, o al limite il MLP. Slasher è un tributo allo slasher e al giallo all’italiana – a cui il sottogenere slasher deve molto – e anche nella grafica abbiamo voluto rendere omaggio sia a questi filoni cinematografici sia alle nostre passioni musicali e sottoculturali, visto che sia il titolo che la copertina fanno il verso all’album A Way of Life – Skinhead Anthems (1982) dei Last Resort, mentre il finto catalogo di capi d’abbigliamento a tema horror che trovate all’interno è una parodia del catalogo dello storico negozio londinese The Last Resort, da cui deriva il nome della band in questione. Le parti grafiche sono state realizzate da Alessandro Aloe (Moriarty Graphics), con layout di Crombie Media. Alessandro è un amico e collaborare di vecchia data, infatti aveva già realizzato la copertina del nostro singolo di debutto, Obey (2017).

3) Di recente avete fatto uscire un nuovo singolo intitolato "Visitatori". Parlatecene.

Il singolo è stato prodotto da Crombie Media e la parte grafica è ancora una volta di Alessandro Aloe. Si tratta di due brani (la title-track e Quinta colonna) ispirati al franchise Visitors di Kenneth Johnson e alla gestione autoritaria e scriteriata della pandemia, che in quasi tutte le parti del mondo ha aumentato il divario tra le classi subalterne e quelle dominanti. Se i governi avessero a cuore gli strati meno abbienti della popolazione, probabilmente avrebbero fatto dei passi indietro su come la sanità pubblica è stata gestita negli ultimi decenni, e invece hanno puntato tutto sulla repressione. Quando stavamo ancora lavorando al singolo, sono aumentate le tensioni tra Russia da un lato e Ucraina, Unione Europea e Nato dall’altro, e infatti Visitatori parla anche dello scontro tra grandi potenze a discapito delle classi popolari. Lo stesso Visitors parlava di un eventuale sbocco militare della guerra fredda e del rischio di un’involuzione delle democrazie occidentali: tutto ciò sta purtroppo accadendo sotto i nostri occhi. Visitatori è per il momento disponibile solo in digitale, ma uscirà una versione su cassetta prima della fine dell’anno, sempre per Crombie Media.

4) È evidente la vostra passione per il cinema di genere: nei vostri pezzi vengono citati molti grandi registi come Romero, Cronenberg, Barker, Argento, Bava, Farina, Carpenter… e potremmo andare avanti all’infinto! Quali sono i vostri film preferiti (di genere e non)?

Non ci piacciono molto le liste dei preferiti, perché cambiano a seconda dello stato d’animo e si rischia sempre di dimenticare qualcosa. I film a cui abbiamo dedicato dei pezzi sono indubbiamente tra quelli che amiamo di più, ma ce ne sono molti altri.

5) Riallacciandoci alla domanda precedente, come vedete il panorama horror contemporaneo? Sembra che ci siano registi con idee molto attuali (Peele con il suo Get Out, Mitchel con It Follows, Aster con Hereditary) che portano il genere al suo impatto originale, con un’attenzione particolare ai temi sociali. Dall’altra parte troviamo film come l’IT di Muschietti, che sono non proprio imperdibili e abbastanza vuoti. Voi cosa ne pensate e dove vi collocate?

L’horror degli ultimi anni ci interessa moltissimo, proprio per via dell’influenza esercitata da alcuni film da te citati, ai quali vanno aggiunti almeno Babadook (2014) e The Witch (2015). Purtroppo questo filone sta perdendo qualche colpo per via dell’approccio liberal di alcuni registi, che a dispetto del voler trasmettere messaggi sociali, risultano per l’appunto piuttosto vuoti. Il recente rifacimento di Candyman – Terrore dietro lo specchio (1992), intitolato semplicemente Candyman (2021), fa parte di quest’ultima corrente: tocca argomenti importanti senza scavare a fondo ed evitando una critica radicale alla società. Visto che Peele è stato coinvolto nella produzione, ci saremmo aspettati qualcosa di meglio. Alcuni registi e produttori credono che per fare un film al passo coi tempi sia sufficiente inserire personaggi appartenenti a minoranze etniche, oppure omosessuali, ma questo approccio rappresenta un contentino per le categorie in questione. Si tratta di approccio morbido vòlto a far cassa, che non mira certo a cambiare dalle fondamenta una società malata che si nutre di discriminazioni basate sul colore della pelle oppure sul genere o sull’orientamento sessuale. Per quanto riguarda il remake di IT hai perfettamente ragione: è un lavoro molto curato ma sostanzialmente inutile. Non siamo contro i rifacimenti, i seguiti e i reboot, ma questi dovrebbero aggiungere qualcosa all’originale, altrimenti non ne vediamo il senso.

6) Diteci 5 o più dischi che vi hanno influenzato, con una piccola descrizione per ciascuno di essi.

La risposta è più o meno quella relativa ai film preferiti: un elenco di dischi influenti sarebbe parziale e poco significativo. Diciamo che ci hanno influenzato molto i gruppi Oi! più onesti e creativi, come ad esempio i Blood, mentre l’horror punk è un’influenza secondaria. Ci piacciono alcuni filoni dell’hardcore, come il NYHC, e ovviamente il punk rock di band come i Damned, anche loro molto devoti all’horror. Tuttavia, non crediamo di essere stati influenzati da alcuni dischi o formazioni in particolare.

7) Il vostro look nelle foto delle sembra essere particolarmente influenzato dal killer de “La città che aveva paura”. Casualità o citazione? Le maschere dei live, i più classici balaclava, avranno un’evoluzione o vi sentite a posto così?

Si tratta di una citazione voluta. Dal vivo preferiamo il passamontagna per ragioni pratiche, mentre usiamo le maschere di iuta solo per le sessioni fotografiche. Per il momento stiamo bene così, ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

pic by Michela Midossi

8) Parliamo del lato grafico. Nell’EP Apoi!calypse l’artwork era a cura di Giorgio Santucci (Dylan Dog\Orfani), che ha tirato fuori proprio un bel lavoro; ne viene fuori che sicuramente l’impatto grafico è molto importante per voi. Parlatecene.

Confermiamo che per noi le grafiche per noi sono molto importanti. Giorgio Santucci è un nostro amico e concittadino, e la collaborazione con lui è stata ovviamente molto piacevole. Ha realizzato la copertina di Apoi!calypse, uscito in cassetta nel 2017 e ristampato in vinile l’anno successivo con la stessa illustrazione ma con impaginazioni differenti. Gli scaffali di molti appassionati di musica sono strapieni, e soprattutto con la concorrenza del digitale – con il quale, per inciso, non abbiamo alcun problema – è importante premiare chi decide di acquistare il supporto fisico e sostenere maggiormente la band. Anche per questo curiamo molto le confezioni dei nostri lavori, sia affidando le grafiche a bravi artisti, sia inserendo foto, testi e note all’interno.

9) Il pezzo finale del vostro precedente EP era un tributo all’arcinoto tema di Halloween del maestro Carpenter. Le soundtrack sono quindi un’altra vostra passione? Ci saranno altre aperture in questo senso nel sound dei The Unborn? Conoscete e apprezzate gli Anima Morte e il loro sound ispirato a Frizzi&Co.?

Conosciamo gli Anima Morte e abbiamo una grande passione per le colonne sonore, Fabio Frizzi incluso. Molti nostri brani contengono citazioni di colonne sonore e per il nostro prossimo lavoro abbiamo per l’appunto in mente qualcosa di molto italiano.

10) Free space.

Dopo le difficoltà dovute alla pandemia e all’ennesimo cambio di formazione, siamo di nuovo in piedi. La nuova line-up è composta da persone provenienti sia dal Viterbese che dal Grossetano: due province vicine ed estremamente periferiche, ignorate dalle proprie regioni (rispettivamente Lazio e Toscana), quindi ci capiamo anche sotto questo punto di vista. Stiamo parlando proprio in questi giorni della realizzazione di nuovi brani, che come accennavamo saranno ispirati a un certo maestro italiano dell’horror. Per ora è tutto, grazie per il vostro interessamento e – si spera – a presto!



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INTERVISTA AI PLAKKAGGIO

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1) Il Collettivo Plakkaggio arriva "oltre la vetta": sono ormai diversi anni che proponete questa fusione di OI! HC, metal estremo e non. Come avviene il processo di ricombinazione degli stilemi che molti considerano dozzinali e superati?  Resistere al cambiamento, come e perché? Come è nata questa mega line up allargata?  

Purtroppo per voi e per eventuali lettori, saranno risposte abbastanza lunghe…
Siamo cresciuti a “pane e Metal”, specialmente con i classici gruppi come Iron Maiden, Judas Priest, Metallica, Slayer, Megadeth, Helloween, Mercyful Fate, Sepultura, Sodom, Venom, Sarcofago, Bathory, Possessed, Black Sabbath, Deep Purple e qualsiasi altra tipologia di musica simile che all’epoca finiva tra le nostre mani. Poi la nostra giovinezza (specialmente quella mia e di Gabriele) è stata “rovinata” negli anni ’90 dal Death & Black Metal di cui ancora oggi rimaniamo dei grandi appassionati. Paradossalmente, tutto quello che ruotava intorno al mondo Punk Hardcore e OI! Lo abbiamo “scoperto” e approfondito successivamente ma sempre da ragazzi, ascoltando Misfits, Anti Nowhere League, Exploited, Sex Pistols, G.B.H., Ramones, Dead Kennedys, Nabat, Klasse Kriminale,Negazione, Raw Power et cetera… Però tutto questo percorso è stato grazie ai gruppi Metal (es. Slayer, Metallica, Megadeth, Motorhead) che coverizzavano i gruppi Punk/HC oppure che indossavano le loro magliette oppure perché venivano citati nelle loro interviste e/o nei ringraziamenti degli album.
Inoltre, Colleferro era una piccola realtà e da ragazzi capitava di frequentare indistintamente persone con le stesse passioni per la musica detta “alternativa”, che fosse Punk/HC oppure Metal poco importava, l’importante era la possibilità di incontrare e confrontarsi con gente “diversa” e bastava avere i capelli colorati con tagli particolari, giubbotti di pelle, bomber e/o t-shirt di band (rigorosamente da uomo con taglie enormi perché c’erano solo quelle) per creare una sorta di “feeling” e di scambio materiale. Parliamo perlopiù di cassette (specialmente duplicate), vinili e VHS, riviste musicali e fanzine. Ovviamente stiamo parlando degli anni Novanta anche perché molte di queste cose sono andate perse con l’avvento prepotente della tecnologia. Quindi potevi concentrarti su un determinato genere musicale oppure fare come noi e recepire diverse “informazioni”. Tutte queste influenze ed esperienze sono confluite nel nostro “modus operandi” di concepire e comporre musica. Con autoironia abbiamo cercato di definire il nostro cosiddetto stile come “New Wave Of Black Heavy Metal Oi” ed il testo di questa canzone è presente su Ziggurath, racconta in parte quello che vi abbiamo vissuto in prima persona…Poi che sia tutto scontato poco ci importa e non crediamo di aver inventato qualcosa di nuovo, per noi l’importante è rimanere soddisfatti del prodotto finale e speriamo che qualcuno apprezzi. Già queste cose le consideriamo dei piccoli traguardi raggiunti.
In teoria è impossibile resistere ai cambianti, perché fanno parte dei vari cicli della vita. il celebre aforisma di Eraclito (qualcuno afferma che sia stato scritto da uno dei suoi discepoli ma in merito non esistono ancora prove concrete) “panta rei os potamòs” in sintesi dice che “non è possibile immergersi due volte nello stesso fiume”. In pratica è quasi necessario adattarsi al mutamento ma noi cerchiamo di farlo rimanendo coerenti con le nostre idee, alimentando le nostre passioni anche se potrebbero sembrare anacronistiche oppure obsolete. Per fare un esempio banale, lo facciamo comprando e/o stampando con il gruppo ancora cassette, vinili e CD oppure facendo interviste per riviste e/o fanzine cartacee, oltre che a continuare a comprarle. Questo nel 2022 dove quasi tutto potrebbe essere a portata di mano con un semplice click. Però come vedete non lo facciamo tramite lettere oppure un audio registratore ma utilizzando un mezzo più veloce tipo internet.
Il “concetto” che noi chiamiamo Collettivo è iniziato all’incirca 5 anni fa, perché ci sono stati dei cambiamenti che riteniamo fondamentali, come il trasferimento di Chris a Milano, il quale ad agosto del 2021 ha avuto anche un grande erede di nome Alexander “The Great” (in onore alla famigerata canzone degli Iron Maiden). Questo fattore ha comportato delle difficoltà logistiche anche solamente per fare delle prove in saletta (a cui Chris non partecipa) però fortunatamente in aiuto è arrivato il nostro amico Francesco, da noi soprannominato “Il Maestro” (perché diplomato al conservatorio), il quale gestisce anche la saletta dove proviamo attualmente. In pratica dove non riesce a suonare Chris suona Francesco e viceversa, oppure dove riescono lo fanno entrambi alternandosi al basso sul palco oppure uno suona e l’altro fa i cori o quel che sia ed è come avere due bassisti in formazione. Inoltre, Francesco ricopre un altro ruolo fondamentale (oltre a suonare egregiamente lo strument) ossia quello del Jason Newsted della situazione e quindi viene vessato in continuazione dal resto del gruppo, questo perché cerchiamo di carpire più insegnamenti possibili dai Metallica. Per esempio, una volta è stato rinchiuso dentro un bagno di una stazione di servizio per un paio d’ore, perché durante il viaggio in macchina aveva sbagliato per due volte di fila la discografia dei Marduk e per noi certi sbagli non possono essere tollerati.
Infine, dato che il nostro nuovo album “Verso La Vetta” è stracolmo di armonizzazioni e assoli “metallici” alla seconda chitarra spettrale è stato preso Valerio dei 666 che in pratica sono quasi tutti membri dei Plakkaggio. Purtroppo, spiegarlo in maniera scritta è caotico però l’importante per noi è riuscire a suonare in diverse condizioni. Potrebbe farlo da solo Gabriele come il “Conte Grishnackh”, potremmo farlo in due come gli Abruptum (Rest in Hell glorioso IT), in 3 come agli inizi e con lo spirito degli Hellhammer oppure in maniera esagerata con la formazione a 6 come l’attuale réunion degli Helloweem. Nel Collettivo sono imprescindibili due cose: l’amicizia e il legame, per qualsiasi motivo, con Colleferro.


2) I testi del collettivo Plakkaggio spiccano per precisione e iconicità, unendo il gusto stradaiolo con un ventaglio di termini alti e spesso ricercati. Dove affonda le radici il vostro lirismo?
Fino all’album “Approdo” Chris ha cercato di dare un supporto a Gabriele per i testi ma da Ziggurath in poi li ha scritti tutti lui. Avendo noi diverse passioni (non per forza tutte affini) oltre a quelle musicali, abbiamo cercato di prendere spunto dalle varie letture, film ed esperienze di vita cercando di affrontare anche tematiche distanti da quelle comunemente utilizzate in ambito Punk ma senza dimenticare le nostre radici. Ecco perché nei vari dischi troverete canzoni che parlano di figure mitologiche come la Fenice oppure storici (utilizziamo questo termine giusto per semplificare il concetto più profondo) come Ziggurath, Proto Indo Europa, Sacriporto e Palaexodon Antiquus (entrambi per omaggiare come sempre la nostra amata roccaforte Colleferro), Valhalla e sono solamente degli esempi. Inoltre, pensiamo che la lingua italiana sia ricca di “significato” ed è bello “giocare” con le parole. Aggiungiamo il fatto che Gabriele con il tempo è diventato sempre più meticoloso nella ricerca dei termini e abile nel renderli fluidi i loro intrecci durante la stesura delle liriche.
Invece, entrando nello specifico nei testi del nostro ultimo lavoro “Verso La Vetta” probabilmente possiamo considerali quelli con uno sfondo maggiormente “politico” perché ci troviamo dinanzi a un contesto sociopolitico molto differente e bislacco in confronto al passato. La maggior di questi sono stati terminati a ridosso dell’uscita del disco e per cui risentono delle nostre situazioni di vita quotidiana e lavorativa, dell’attuale questione sociale italiana e purtroppo della situazione pandemica.

3) "Un ghetto chiamato provincia". La provincia e il piccolo paesino sono descritti lontani dal raggio d'azione del punk, spesso raccontato con una narrazione urbana dove la grande città ha un ruolo di catalizzatore di sottoculture. Tuttavia la provincia sforna gruppi spesso più interessanti e anche iconici. Un gruppo su tutti potrebbero essere gli Affluente o, in tempi recenti, gli ottimi Intothebaobab, per non parlare della spavalda scena della Tuscia. L'appartenenza a una piccola realtà è una caratterstica determinante in un gruppo punk, secondo voi?
Aggiungeremmo anche gli Skruigners e gli Alter-Azione tra queste band, le quali ci piacciono sia musicalmente che a livello di testi…
Comunque ritornando al nocciola della questione; secondo noi l’ambiente circostante in cui si cresce e si vive diventa un fattore di rilievo che però non è sempre positivo.
Dal nostro canto, ci ha insegnato ad apprezzare maggiormente le piccole cose, spesso conquistate con sacrificio e dedizione. Per fare un esempio banale, quando eravamo ragazzi e non c’era la possibilità di internet, capitava di andare a Roma anche solamente per acquistare delle semplicissime toppette e spillette dei Venom oppure delle magliette dei gruppi che non fossero gli Iron Maiden o Metallica. A volte partiva solamente una persona, tutto questo per risparmiare dei soldi e gli altri gli “commissionavano” delle cose da prendere. Siamo stati anche fortunati, in confronto ad altri, perché Colleferro non dista molto dalla Capitale ma comunque ogni volta era un viaggio in treno oppure in autobus, una spesa aggiuntiva da sottrarre ai pochi soldi che avevamo e capitava che la stessa persona facesse il viaggio chiuso nel bagno del vagone per risparmiare e poi ci sono le tante piccole rotture di palle annesse. Questo perché nel nostro paese non c’era tanta possibilità di avere negozi “specializzati” e quei pochi che c’erano, giustamente, non avevano le toppe dei Venom, ahahah.
Il resto l’abbiamo già spiegato nella prima domanda e quindi non vogliamo ripeterci.

4) Valhalla è l'episodio di commistione tra un certo black metal e la spinta punk che vi contradistingue. Il testo prende a piene mani dalla celebratissima tradizione norrena. Cosa vi ha portato a narrare del lupo Fenrir e del Ragnarok? E come è nata l'incursione degli archi in questo pezzo?

(Risponde Gabriele)
In passato abbiamo già toccato temi mitologici oppure legati a creature simili.
Nello specifico quelli da voi citati e facenti parte della cultura norrena, li abbiamo scoperti grazie al nostro retaggio Black Metal (basti pensare al moniker di Fenriz dei Darkthrone oppure ad alcuni albumi di Quorthon/Bathory) e visto che questa volta volevamo spaziare anche a livello di testi (scritti da Gabbath per tutto l’album) è stato scelto di omaggiare nuovamente quella parte di musica estrema per cui proviamo fascinazione.
Fernir è una figura molto forte, un animo indomito ma riuscirono ugualmente a “legarlo” con una catena magica chiamata Gleipnir. Tutto questo per mezzo dell’inganno, la cospirazione e che con le arti magiche. Comunque Fenrir riuscì a vendicarsi subito strappando con un feroce morso la mano di Tyr “Dio della guerra” che lo aveva “incatenato” e più avanti, dopo una lunga prigionia forzata, divorò Odino durante il Ragnarok.
Metaforicamente parlando gli eventi connessi al Ragnarok sono affascinanti, la lotta tra il bene e il caos, alcuni Dei considerati immortali che vengono sconfitti, l’eterno bilico tra la morte e la vita, i vari cataclismi naturali che portano distruzione ma allo stesso tempo sono un atto di purificazione e rigenerazione per creare nuovo mondo/inizio e via dicendo. Ovviamente, in sé per sé la storia è intricata, lunga e complessa ma fortunatamente nel caso si voglia approfondire è possibile trovare facilmente informazioni su internet oppure in libreria (esistono edizioni semplice utilizzate anche per i bambini a scuola).
Dulcis in fundo; anche la cultura dei popoli scandinavi rientra in quelle sradicate dal Cristianesimo con la forza e infima astuzia. Questo è uno dei principi cardine della nascita del Black Metal primordiale.
Invece andando sul discorso musicale; L’incursione degli archi è stata merito di Marco “Cinghio” Mastrobuono da cui abbiamo registrato l’album (Kick Recording Studios / Kutso Noise Home), il quale dopo un nostro spunto, ci ha proposto di contattare Vittoria Jinko Nagni che ha composto e registrato le parti di violino presenti nel brano. L’idea di utilizzare strumenti simili era già nata negli anni precedenti però non abbiamo mai avuto la possibilità di concretizzarla. Essenzialmente ascoltiamo anche musica classica e consideriamo una miglioria l’utilizzo sensato di strumenti diversi da quelli canonicamente utilizzate per la nostra amata musica.

5) Vorremmo sapere due cose: 5 album che hanno formato il suono dei Plakkagio (per ognuno una breve descrizione) e poi i vostri 10 singoli N.W.O.B.H.M. preferiti.
Iron Maiden “Killers”: il drumming serrato di Clive Burr ma comunque vario e pieno di spunti, armonizzazioni di chitarre facili da fischiettare anche sotto la doccia, ritornelli che si stampano in testa, il cantato “grezzo” di Paul Di Anno che riusciva a dare ai primi 2 album dei Maiden quel tocco “grezzo” di Punk e renderli speciali per noi.
Venom “Black Metal”: suonare in 3 ma con una intensità come se fossero in 666, senza risparmiarsi, ritornelli d’impatto, Cronos che suona il basso in maniera semplice marziale, a volte caotico (faceva degli slide che pensiamo fossero a casaccius) ma riusciva a rendere il sound massiccio. Anche noi siamo partiti come un Power Trio prendendo ispirazione, tra altri gruppi, proprio dai Venom e poi loro sono l’essenza del Metal Punk.
Slayer “Reign In Blood”: suonare per distruggere tutto in mezz’ora scarsa ma senza perdere di vista l’importanza dei riffs e senza buttare tutto in “caciara”.
Metallica “Ride The Lighting”: lo sparti acque tra la furia cieca di “Kill’ Em All” il più ragionato e complesso “Master Of Puppets”…Sono riusciti a comporre canzoni epiche come “For Whom The Belltolls” e “Creeping Death” da cantare a squarciagola ma allo stesso tempo anche canzoni tritaossa come “Fight Fire With Fire” e “Trapped Under Ice”. Inoltre, non dimentichiamo l’importanza degli arpeggi che possono arricchire una canzone.
Bloody Riot “Omonimo”: immediatezza, necessità di comunicare qualcosa, andare dritti come treni. Sono stati e rimangono tra i nostri gruppi Punk Italiani preferiti (R.I.P. Perciballi) e ovviamente tra i più importanti, non solo per l’aspetto prettamente musicale.
Adesso in ordine sparso, perché fare una vera classifica sarebbe troppo complesso e 10 singoli sono pochi, non basterebbero nemmeno per scrivere quelli dei Saxon e Venom:

Iron Maiden “Running Free”
Angel Witch “Angel Witch”
Virtue “We Stand To Fight”
Venom “Die Hard”
Holocaust “Heavy Metal Mania”
Grim Reapear “See You In Hell”
Girlschool “Emergency”
Diamond Head “Helpless”
Blitzkrieg “Blitzkrieg”
Saxon “Heavy Metal Thunder”


6) La scena OI!/street punk sembra vivere una nuova giovinezza, declinata in uno stile molto più melodico e compatto rispetto ai prime movers. L'input secondo noi è stato dato da bands come i Bull Brigade o gli Ultimi. Anche voi sentite una linea di continuità tra questa ondata di bands e i vostri lavori? Che ne pensate di chi invece si rifà a un sound più ottantiano tipo Clear Cut e Scalpo?
Avete citato due gruppi validi, che non solo ci piacciono ma anche ammiriamo e inoltre come saprete, con loro esiste anche un rapporto che va oltre a quello musicale e abbiamo condiviso molte volte lo stesso palco. Soprattutto con “Gli Ultimi” che sono nostri amici e con i quali abbiamo fatto anche delle furgonate “del male” per andare a suonare insieme. Però il nostro cosiddetto sound nel tempo è mutato lasciando sempre più spazio alla vena più “metallica” pur non dimenticando assolutamente la melodia e soprattutto il “fattore” Punk sia musicalmente che nei testi. Giusto per fare un esempio semplice, nel nostro ultimo album abbiamo inserito il doppio pedale che in alcuni brani viene suonato stile “elicottero” come facevano gli Helloween nei primi album (R.I.P. Ingo Schwarzmann) e infatti per la title track Gabriele si è ispirato proprio loro. In “Valhalla” ci sono melodie ma sono prettamente ispirate dal Black Metal e con tanto di citazioni. Quindi, in sintesi, ci sentiamo in linea con quello descritto da voi ma suonando in maniera più “massiccia” (lasciateci questo termine) e veloce.
Noi adoriamo il sound più anni Ottanta e il nostro “percorso” inerente al Punk, Hardcore, Oi! è stato segnato da gruppi tipo Bloody Riot, Nabat, Klasse Kriminale, Negazione, Raw Power, Cock Sparrer, Exploited, GBH, Misfits et cetera…Che abbiamo ascoltato assiduamente e continuiamo a farlo ascoltando anche gruppi più attuali come Lenders, Iena, Bomber 80, Diario Di Bordo, Stiglitz, L’Esperimento Del Dr. K, Sempre Peggio oltre quelli scritti già da voi.
La nostra passione per quegli anni l’abbiamo “sfogata” e dimostrata suonando e registrando 2 album con gli 80’s e un 7” con gli Iron Hill che abbiamo “splittato” con i Lenders uscito per Hellnation Recordstore), oltre qualche canzone sparsa in compilation.
Inoltre, non dimentichiamoci di tutte le band che sono passate per la decade negli anni Novanta come i Colonna Infame Skinhead, Duap, Gozzilla & Le Tre Bambine Coi Baffi, Monkeys Factory, Razzapparte, Billy Boy e La Sua Banda, Five Boots, Rotten Bois, Tear Me Down, Alter-Azione, Affluente, Frammenti e via dicendo, perché ce ne sono a iosa e potremmo continuare per altre 666 pagine!

7) Per questo LP è stato girato un video, tranne quello di CDG non siete mai stati attivi su questo fronte. Cosa vi ha spinto a cimentarvi in questa impresa (oltre a voler tributare gli Immortal)? Ci sembra lo spazio giusto per citare l'immenso "Camping Holocaust" e chiedere quando verrà ristampato in blue ray. 

(Risponde Gabriele).
Per la Cantina Del Gojo avevamo inciso una canzone dedicata a questo bel luogo di aggregazione, concerti e via dicendo che purtroppo non esiste più. Però parlando del video in questionre, in pratica non possiamo considerarlo come “nostro” perché il tutto ruota giustamente intorno alla C.D.G. e le varie riprese fanno parte di un concerto dove suonarono i Negative Approach oltre altri gruppi italiani. In quella serata abbiamo fatto giusto una “comparsata” di circa 15 minuti suonando dal vivo, per avere anche qualche nostra ripresa e non eravamo neanche nel flyer/programmazione.
Finora il nostro unico e vero video-clip ufficiale rimane Valhalla, perché fare dei video professionali oppure photo-set, richiede molto tempo e impegno che non abbiamo sempre a disposizione, specialmente per via dei nostri lavori.
Però dobbiamo ammettere che è stato divertente girarlo il video anche se faticoso e impegnativo, abbiamo anche imparato molti aspetti celati dietro a questa realtà per noi non troppo conosciuto. Tutto grazie al lavoro costante di Martina McLean “Sanda Movies” (https://www.sandamovies.com/) e del suo staff che non smetteremo mai di ringraziare.
Essenzialmente volevamo lasciare un ulteriore traccia della nostra adorazione verso il Metal Estremo e insieme a Martina abbiamo optato di farlo citando dei frammenti di altri video come quelli degli Immortal, Satyricon, Cannibal Corspe. inoltre, c’è una piccola citazione dei Fleshgods Apocalypse che ringraziamo per averci prestato un costume di scena.
Un’altra parte che ci è piaciuta del video è che nei frammenti sono immortalati anche molti nostri amici come Danny Boy (ex Bierkampf, Receipt, The 4th Sin e tanti altri gruppi storici della Rma HC) che nel brano si alterna al microfono con Gabriele, Francesco Pecchia (ex chitarra nei The 4th Sin e attuale degli Underball e Spoiled, nonché nostro ex-chitarrista), Federcini di Fhate Off, Lord Ceciroth (nostro primo batterista nei Plakkaggio HC e batterista dei 666 e Iron Hill), amici stretti di Colleferro ripresi sottopalco durante il finto concerto al Traffic Live Club, etc…
In generale c’era la presenza del Collettivo Plakkaggio.
“Camping Holocaust” per coerenza potrebbe uscire solamente in edizione VHS con allegata una musicassetta dei Los Turibbos.

8) Da sempre le vostre copertine sono curate da Kokeshi Design (Riccardo Parenti) mentre il lato fotografico è stato affidato a Zanza Rude. È il momento di parlare di chi sta dietro a questi aspetti del disco, come di chi si è occupato dell'ottimo comparto suoni.
Preparatevi che anche qui è un bel groviglio di informazioni…Comunque, dal primo album “Il Nemico” fino a Ziggurath le grafiche e fotografie sono state curate/gestite da Riccardo Parenti in arte “Kokeshi Design” che ormai vive a Tokyo da parecchi. Dopo “Ziggurath” le fotografie sono state curate da Enrico Zanza. Invece grafica e impaginazione del 7” C.D.G. sono state opera di Silvia Sicks (in arte Tunonna). Non possiamo assolutamente tralasciare la magnifica copertina del nostro unico Demo in CDr “Liar” del 2004 che è stata realizzata da noi con Paint, prendendo dal web una foto di un placcaggio e scrivendo con un classico font i titoli delle canzoni. Tutto questo per ripercorrere e spiegare a grandi linee il “passato”.
Tornando a “Verso La Vetta”; le foto presenti dell’album sono state tutte scattate a febbraio di quest’anno da Enrico, nei brevi break presi durante le riprese del video “Valhalla”. Quelle Black Metal tra i monti di Carpineto Romano (Provincia di Roma) invece le altre Metal Punk nei sotterranei del C.S.O.A. Forte Prenestino di Roma. L’impaginazione dell’album è stata fatta da Federica La Rude che insieme a Enrico hanno un progetto chiamato ZanzaRude.
Federica ha curato anche l’impaginazione della stampa in versione cassetta di Ziggurath e quella in versione vinile de “Il Nemico”.
La parte grafica è sempre di Riccardo e qui rimane fondamentale dire che insieme a Gabriele il gruppo escursionistico Europangea (di cui si parlava prima) ed è anche un bravo alpinista. Gli è stato dato l’imput di prendere il K2 e le piccozze per creare un’artwork glaciale.
Anche qui ribadiamo il concetto che tutte queste persone coinvolte che non smetteremo mai di ringraziare, sono in primis tutti amici e facenti parte di quello che definiamo “Collettivo Plakkaggio”
Cambiando ambito e passando a quello prettamente musicale…Registrazione, mixing e mastering passati per le mani di Marco “Cinghio” Mastrobuono (Hour Of Penance e Bufflo Grillz giusto per citare un paio di gruppi in cui suona) e Matteo Gabbianelli (cantante dei Kutso ed ex batterista dei Payback) nei Kick Recording Studios / Kutso Noise Home di Marino (Roma).
Inoltre, Marco ci ha anche dato un bell’aiuto per delle idee da inserire e ha suonato alcuni passaggi nelle canzoni. Il risultato finale è davvero Sport Metal!

9) L'alpinismo è il fil rouge che collega le tracce. Da dove nasce questa passione? È condivisa a livello di band o è una semplice suggestione lirica?
L’unico vero appassionato è Gabriele, il quale ha anche “fondato” un gruppo escursionistico denominato “Europangea”. Comunque, tutto il resto della band condivide ugualmente tale passione però potremmo dire a livello amatoriale, perché ci piace camminare immersi nei boschi silenziosi, perderci nei suggestivi panorami che le montagne riescono a regalarci, sentire la fatica dettata dallo sforzo fisico e mentale durante le “camminate” ma soprattutto la soddisfazione di raggiungere una qualsiasi vetta. Siamo anche riusciti ad organizzare delle escursioni tutti insieme e comunque in generale siamo tutti affascinati dal mondo che ruota intorno alla natura sotto l’egida incontrastata del Black Metal.
Tutto l’artwork dell’album e alcuni testi racchiuso nello stesso, sono un voluto omaggio alla montagna. Però bisogna specificare che non abbiamo a che fare con un concept album, perché all’interno del disco vengono affrontati argomenti diversi, i quali sono anche nettamente scollegati tra di loro.

10) Spazio free.

Sarà banale però ci teniamo a ringraziarvi per l’intervista e per il tempo che ci avete dedicato, pensiamo di avervi detto tutto o almeno lo speriamo e scritto troppo. Chiunque può contattarci tramite i vari canali social riportati di seguito oppure se avete la possibilità e la voglia, veniteci a salutare al “banchetto” che troverete ai nostri concerti, per bere birra in lattina e parlare di Metal Punk e dello Sport Metal dei Raven.

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